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Pomigliano (ovvero dell’emigrazione meridionale)


Voglio premettere alcune cose. Come i ragazzi descritti qui da Marco Rossi-Doria, anch’io faccio parte di quel famoso 6 per mille. Son partito 10 anni fa oramai, con una Punto, non in treno, una moglie e un figlio. Ero, sono, un privilegiato:a differenza di quei ragazzi lasciavo un lavoro (allora) sicuro, una casa a mezzo con mio fratello, e andavo verso un lavoro migliore, non precario, in una grossa multinazionale.

Partivo contento, con un bagaglio di speranza sulle spalle. Che mia moglie, insegnante precaria, divenisse velocemente di ruolo, che io acquisissi conoscenze e capacita’ da riportare a sud. Partivo contento perche’ avevo una prospettiva personale, economica, sociale e persino politica davanti a me.

Dopo dieci anni diverse cose son cambiate. Ho una casa tutta mia, con un mutuo accettabile, due figli, e la vecchia Punto ha lasciato il posto a una monovolume e a una seconda utilitaria. Nel mentre la mia vecchia azienda e’ fallita, i miei ex -colleghi finiti in cassa integrazione, mia moglie e’ rimasta precaria e anche le mie prospettive di crescita si sono esaurite tra le mille ristrutturazioni aziendali lasciando il passo a un futuro quantomeno incerto, anche qui al Nord, sebbene probabilmente ancora migliore di quei ragazzi dignitosi in quei vagoni che dignitosi non sono. Comunque di ritornare al sud, per il momento non se ne parla, in futuro chissà, che il magone dentro, la saudade brasiliana, l’appocundria napoletana, che e’ forse il sentimento più vero del mio popolo, mica e’ passata, anzi

Premetto anche che di Pomigliano so poco, oltre alla sua tormentata storia e ai suoni degli e’Zezi che in qualche modo raccontano la grande fabbrica, mito assieme a Bagnoli dell’industrializzazione napoletana degli anni 70.

Tutto questo per dire che, nel desolante silenzio della politica nazionale e regionale, secondo me Rossi-Doria ha ragione, e che forse, dico forse, e’ giunto il momento di piantare i paletti, stringere la cinghia e resistere.

Per la Luna magari si ripassa tra qualche anno.

Meno-che-a-Napoli


Incuriosito dalle note a margine di Francesco Costa sono andato a vedere il risultato del PD a Napoli.

Beh a Napoli, guidata dall’aborrito  duo Bassolino-Iervolino il PD ha il 27%, a Milano, invece, il 25%.

Ora, qualcuno se ne uscira’ con il solito refrain del voto clientelare, tuttavia c’è da rimarcare che in questi mesi la giunta Bassolino ha varato  una serie di provvedimenti per arginare l’ impatto sociale della crisi, e’ stato vicino al sindacato e ai lavoratori di Pomigliano, ha speso soldi per asili, anziani e reddito di cittadinanza, e infine stanzia fondi per garantire piu’ insegnanti. Insomma ha fatto cose di sinistra,  e forse non e’ uncaso che a Pomigliano rimane al 30%, mentre a Sesto San Giovanni, tanto per fare un confronto tra ex-areee industriali si ferma al 29,8%

Ora io non so se queste siano competenze della provincia ,molto probabilmente no, ma di Penati, pur ormai vivendo da tempo a Milano, onestamente mi ricordo la boutade sui fondi alle ronde, oltre alla guerricciuola con la Moratti e Stanca sull’EXPO

Ora e’ evidente che il PD, e le sue precedenti incarnazioni, in Lombardia da 20 anni a questa parte e’ ridotto a poco piu’ di un partito di opinione e come tale forse occorrerebbe pensarlo. Dunque se chi vota il PD, lo vota per un opinione/visione della societa’ non mi sembra una grande idea inseguire la Lega e la destra sui temi della sicurezza, perche’ tanto una destra lombarda che arriva a far votare in consiglio regionale una ridicolaggine come la legge anti-kebab, e’ onestamente inarrivabile.

Il rischio (oramai  e’ una certezza) e’ quello di perdere i propri elettori, senza guadagnarne altri.

Insomma se si vuole mettere la sicurezza in primo piano, come ben evidenzia il tag cloud sul sito di Penati,  forse converrebbe almeno declinarla come sicurezza sociale, sicurezza del lavoro e dei diritti, invece di inseguire gli Stanlio e Ollio della xenofobia nostrana,  Salvini e Borghezio.

Magari il PD non vincera’ le prossime elezioni regionali in Lombardia, ma avra’ un risultato dignitoso nella regione piu’ popolosa d’Italia, conditio sine qua non, per provare almeno a vincere quelle nazionali