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Una lezione di legalità: Umberto Ambrosoli a Gorgonzola


Di Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio, avevo letto qualche mese fa “Qualunque cosa succeda”, una biografia del padre e quindi una cronaca del crack di Sindona con ampi squarci sulla vita politica ed economica dell’Italia durante gli anni Settanta. Il testo ha forse qualche ingenuita’ stilistica (qui una mia recensione su Anobii) ma ha un valore civile, per me indiscusso. Quindi saputo che il 26 sera avrebbe tenuto a Gorgonzola una conferenza sulla legalita’ ho pensato bene di parteciparvi, portandomi dietro il figlio grande.

Con mia piacevole sopresa ho trovato in Ambrosoli un oratore efficace, certo non trascinante, ma sicuramente un affabulatore di vaglia, capace di tenere inchiodata la platea per un paio di ore, senza che nella sala colma “in ogni ordine e grado” volasse una mosca.

Davanti a un pubblico formato da coetanei suoi e del padre – curiosamente mancavano sia i ventenni che i cinquantenni – Ambrosoli ha ripercorso le vicende narrate nel suo libro, con una chiarezza, anzi una nitidezza, che forse manca nel suo testo.

Due cose comunque mi hanno colpito della sua esposizione. La prima e’ la sua riflessione sugli “eroi”, tesa a sottolineare, in qualche modo, che il loro sacrificio non e’ ineluttabile. Se Giorgio Ambrosoli muore, il suo stretto collaboratore Silvio Novembre e’ ancora vivo. Se Fulvio Croce si sacrifica per rivendicare un cardine dell’ordinamento giudiziario, il difensore d’ufficio, i suoi colleghi che lo sostituiscono sono ancora vivi ed e’ anche grazie al loro coraggio e alla loro determinazione che le BR sono state sconfitte.

L’altro aspetto interessante e’ la consapevolezza, che in Ambrosoli si tramuta in profezia nello scrivere la lettera d’addio alla moglie 4 anni prima del suo omicidio, di ciò che si sta facendo. La chiarezza, nella propria testa, della propria missione e dei rischi che essa comporta. Rischi derivanti non da azioni eccezionali, ma assolutamente normali, o che dovrebbero esserlo: un imprenditore come Libero Grassi non paga il pizzo semplicemente perché per un imprenditore e’ un costo ingiusto; Sarcinelli rifiuta l’appuntamento proposto  dai legali di Sindona perche’ non esiste che la Banca d’Italia incontri gli avvocati di un bancarottiere, e cosi’ via.

Un eroismo non rivoluzionario, quindi, di quelli che vogliono cambiare il mondo, ma un eroismo che vuole che il mondo vada nella giusta direzione, un eroismo effettivamente borghese, che si esplicita in un semplice no, senza enfasi, alla trasgressione delle regole.

Storie parallele:Ambrosoli e Siani


E’ difficile immaginare due persone piu’ differenti tra loro come Giorgio Ambrosoli e Giancarlo Siani.

L’uno nato e vissuto nella ricca e ordinata Milano, l’altro nella suburbia napoletana di Torre Annunziata. Il primo quarantenne avvocato di un certo successo, il secondo giovane giornalista precario e abusivo.

Eppure, oggi vedendo quel bellissimo film che e’ Fortapasc, mi sono reso conto che entrambi sono morti perche’ hanno fatto il loro mestiere con rigore, senza superficialita’, senza deflettere, senza accomodamenti, fino in fondo, trovandosi contro uno stato ambiguo e connivente e una criminalita’ feroce.

E se Ambrosoli lo fa, dall’alto della sua esperienza, con la lucida coscienza di chi sa quello che sta facendo, di chi  sa in quale verminaio si sta cacciando, Siani invece lo fa con l’incoscienza dei suoi 26 anni, di chi ha tutta la vita davanti e non capisce perche’ invece di fare il giornalista giornalista, debba accomodarsi a fare il giornalista impiegato.

E ho pensato che se questo paese fosse ancora in grado di produrre persone come loro, di estrazione sociale e culturale e geografica cosi’ diversa, eppure uniti inconsapevolmente in un’etica del lavoro, del proprio dovere, direi quasi calvinista, ecco forse questo paese avrebbe ancora un barlume di speranza.