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Fottiti in tutte le lingue del mondo


Da circa un annetto a Gorgonzola c’e’ la “Casa dell’Acqua”. Distribuisce acqua depurata e acqua frizzante. All’inizio la cosa non era tanto conosciuta ma adesso, complice la crisi e il fatto che la distribuzione d’acqua e’ gratis, a differenza che nei paesi limitrofi, non e’ infrequente ritrovarsi in una discreta fila. Cosi’ pure questo pomeriggio. Armato di santa pazienza mi metto in coda dietro due cingalesi che chiacchierano nella loro lingua.

Ora tralasciamo la signore che si presenta con dodici bottiglie da riempire quando c’e’ un limite di sei (ah questi milanesi cosi’ ligi alle regole)  tralasciamo pure il pensionato che, approfittando della chiacchiera incessante dei cingalesi, salta la coda neanche fosse un napoletano da macchietta, fatto sta che arriva il nostro turno, mio e dei cingalesi perche’ per fortuna di erogatori ce ne sono due . E insomma mentre io riempio le mie bottiglie in silenzio il cingalese continua a parlare ininterrottamente, prima all’amico, poi al telefonino, poi ancora all’amico, ma sempre riempiendo le sue sei bottiglie. Solo che evidentemente per i pensionati in coda dietro di noi non lo fa abbastanza celermente.

Sbuffano, si scambiano occhiate e poi uno commenta: “questi non hanno ancora capito che in Italia si deve parlare in italiano”.

Beh in quel momento m’e’ venuta voglia di mandarli a quel paese in inglese, francese, tedesco, cinese e finanche in russo. E qualora non l’avessero capito anche in italiano.

Una lezione di legalità: Umberto Ambrosoli a Gorgonzola


Di Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio, avevo letto qualche mese fa “Qualunque cosa succeda”, una biografia del padre e quindi una cronaca del crack di Sindona con ampi squarci sulla vita politica ed economica dell’Italia durante gli anni Settanta. Il testo ha forse qualche ingenuita’ stilistica (qui una mia recensione su Anobii) ma ha un valore civile, per me indiscusso. Quindi saputo che il 26 sera avrebbe tenuto a Gorgonzola una conferenza sulla legalita’ ho pensato bene di parteciparvi, portandomi dietro il figlio grande.

Con mia piacevole sopresa ho trovato in Ambrosoli un oratore efficace, certo non trascinante, ma sicuramente un affabulatore di vaglia, capace di tenere inchiodata la platea per un paio di ore, senza che nella sala colma “in ogni ordine e grado” volasse una mosca.

Davanti a un pubblico formato da coetanei suoi e del padre – curiosamente mancavano sia i ventenni che i cinquantenni – Ambrosoli ha ripercorso le vicende narrate nel suo libro, con una chiarezza, anzi una nitidezza, che forse manca nel suo testo.

Due cose comunque mi hanno colpito della sua esposizione. La prima e’ la sua riflessione sugli “eroi”, tesa a sottolineare, in qualche modo, che il loro sacrificio non e’ ineluttabile. Se Giorgio Ambrosoli muore, il suo stretto collaboratore Silvio Novembre e’ ancora vivo. Se Fulvio Croce si sacrifica per rivendicare un cardine dell’ordinamento giudiziario, il difensore d’ufficio, i suoi colleghi che lo sostituiscono sono ancora vivi ed e’ anche grazie al loro coraggio e alla loro determinazione che le BR sono state sconfitte.

L’altro aspetto interessante e’ la consapevolezza, che in Ambrosoli si tramuta in profezia nello scrivere la lettera d’addio alla moglie 4 anni prima del suo omicidio, di ciò che si sta facendo. La chiarezza, nella propria testa, della propria missione e dei rischi che essa comporta. Rischi derivanti non da azioni eccezionali, ma assolutamente normali, o che dovrebbero esserlo: un imprenditore come Libero Grassi non paga il pizzo semplicemente perché per un imprenditore e’ un costo ingiusto; Sarcinelli rifiuta l’appuntamento proposto  dai legali di Sindona perche’ non esiste che la Banca d’Italia incontri gli avvocati di un bancarottiere, e cosi’ via.

Un eroismo non rivoluzionario, quindi, di quelli che vogliono cambiare il mondo, ma un eroismo che vuole che il mondo vada nella giusta direzione, un eroismo effettivamente borghese, che si esplicita in un semplice no, senza enfasi, alla trasgressione delle regole.