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Media Sondaggi all’8 Aprile
Da questa settimana cominceremo a seguire oltre ai sondaggi per le elezioni politiche nazionali anche quelli per le elezioni europee, del resto la settimana scorsa solo 3 istituti hanno sondato la popolazione a riguardo di nuove elezioni politiche, mentre ben 10 sono state le ricerche demoscopiche con obiettivo le elezioni europee.
Partiamo dunque dai sondaggi per le politiche della scorsa settimana che presentano un quadro abbastanza movimentato. Il PD perde l’1%, Forza Italia lo 0,6% mentre il Movimento 5 Stelle compie un notevole balzo in avanti di quasi 2 punti percentuali arrivando quasi al 23%. Anche i partiti minori mostrano segni di risveglio.Il Nuovo Centrodestra di Alfano sfiora la soglia di sbarramento registrando un 4.3% mentre la Lega Nord con poco più del 4.5% la supera.
La spinta di questi 2 partiti fa si che il centrodestra vinca il primo turno con poco più di 0.5% di vantaggio sul centrosinistra senza pero’ superare la soglia del 37%.
Qualora vincesse al secondo turno per la prima volta da molti mesi le nostre medie ci dicono che un altro partito della coalizione berlusconiana eleggerebbe deputati al parlamento dove la Lega coi suoi 56 deputati sarebbe decisiva per le sorti della maggioranza.
Se poi guardiamo alle rilevazioni sulle elezioni europee il quadro cambia poco: i tre partiti maggiori confermano le percentuali misurate alle politiche mentre tra i partiti minori la Lega conquista un tondo 5%, che non vedeva daanni, mentre la Lista Tsipras con il 4.1% supererebbe di poco la soglia di sbarramento. Sul filo dell’esclusione invece appare il Nuovo Centrodestra di Alfano.
Da notare anche il dato degli elettori che si dicono sicuri di andare a votare, in media, nella passata settimana: il 52.18%.
Verosimilmente questo dato si alzerà oltre il 60%, ma non troppo, nelle settimane immediatamente precedenti il voto e sara’ il dato chiave per capire se oltre ai tre partiti maggiori eleggeranno deputati anche le formazioni minori.
Astensione e voti assoluti
Uno dei maggiori problemi nell’interpretazione dei sondaggi elettorali è l’illusione ottica che essi danno se non si considera una percentuale che mai appare chiaramente in essi, se non in fondo ai report e in piccolo, cioè l’astensione.
La settimana scorsa se si considerano sia astensionisti che indecisi la percentuale dei votanti sicuri, cioè di coloro che affermano che sicuramente andranno alle urne in caso di voto ha toccato il minimo da luglio 2013, poco più del 56% e il trend è chiaramente in discesa.
In termini di voti assoluti questo significa che il PD , che in media perde l’1,5% nelle medie sondaggi, perde 1.2 milioni di elettori piombando parecchio al disotto dei voti conquistati a febbraio 2012. E questo nonostante la dinamica del partito fosse parecchio positiva dal dopo primarie fino a inizio di febbraio quando, a conferma di un investimento di fiducia nella nuova leadership di Matteo Renzi, il PD aveva sulla carta più voti, oltre 9 milioni, che a Febbraio 2012. Dato questo particolarmente significativo perché raggiunto in corrispondenza di un massimo relativo nella percentuale di voti assoluti. In pratica la figura di Matteo Renzi aveva riavvicinato elettori democratici tiepidi e indecisi.
Tuttavia non e’ che gli altri 2 partiti, FI e M5S, se la passino meglio. Sebbene infatti a livello percentuale essi appaiano in crescita, sopratutto il MoVimento di Beppe Grillo, tuttavia in termini di voti assoluti il loro andamento si può considerare costante da fine estate a oggi. Entrambi infatti si aggirano intorno alla soglia dei 6 milioni di voti sicuri ben al disotto del bottino conquistato a Febbraio. Ma mentre per Forza Italia la perdita in media di 1.5 milioni di voti può essere imputata alla scissione di NCD, più difficile pare conciliare la perdita secca di quasi 3 milioni di voti da parte del Movimento 5 Stelle con la narrazione mediatica di un MoVimento in continua espansione.
In sostanza in questi mesi un numero consistente di elettori si e’ riavvicinato alla politica grazie alla leadership di Renzi per poi rifugiarsi nuovamente nell’astensione probabilmente a causa di una offerta politica giudicata, nonostante tutto, insoddisfacente sia nella persona di Renzi che negli altri protagonisti della politica nostrana.
Mancano pochi mesi alle elezioni europee e dando un occhio alle passate due tornate elettorali possiamo supporre che l’affluenza alle urne si porrà tra il 60% ei l 65%, molto probabilmente piu’ vicino alla prima cifra che alla seconda. In pratica si parla di un 8/10% di elettori – pari a circa 4 milioni di voti- in più rispetto agli attuali votanti sicuri. Un mercato fluido che qualora conquistato terremoterebbe gli attuali rapporti di forza tra i maggiori partiti italiani.


