Mezzucci della politica: il referendum last minute


Con il reato di clandestinità Beppe Grillo aveva un serio problema: la sua base militante, attenzione la base militante NON gli elettori, e quindi il suo gruppo parlamentare ha ascendenze di sinistra in forte maggioranza e quindi propensa a eliminare il reato di immigrazione clandestina. 

La posizione del duo Casaleggio/Grillo sulla questione era invece allineata, per semplicità, su quella leghista. Che sia una posizione di comodo, tattica, oppure che i 2 ci credano veramente fa poca differenza. 

Fatto sta che sulla questione, per la sua rilevanza, si sarebbe dovuto discutere nei gruppi parlamentari, e una sconfitta delle posizioni dei due guru del movimento evidentemente era considerata estremamente probabile, con tutto quello che ne derivava a livello psicologico: se ti ho sconfitto su un tema chiave ti posso sconfiggere anche su legge elettorale, alleanze ecc…

A questo punto al buon Grillo rimane una sola opzione: interpellare la base militante per cercare di ribaltare il risultato. Male che vada, ne uscisse sconfitto, potrà sempre rivendicare la democrazia del movimento ecc. ecc. Cosa che in pratica i suoi apologeti stanno facendo in queste ore.

Tuttavia anche il referendum online aveva pesanti controindicazioni: infatti il NO doveva essere raprresentato da qualcuno. E questo qualcuno sarebbe dovuto essere stato lui o in sua vece un fedelissimo.

Ma la contrapposizione Grillo vs Gruppi Parlamentari e’ rischiosa, e può essere esacerbata da, ad esempio, una settimana di discussione in rete sulla proposta, dove il gruppo parlamentare sarebbe apparso per il SI e lui per il NO.

E  avesse mandato qualcuno dei gruppi a lui fedele a rappresentare il NO, avrebbe scatenato una conta e formalizzato la corrente a lui avversa, creando persino dei leader alternativi, i capi mozione. Senza contare che, si fosse speso di persona per il NO, la sua sconfitta sarebbe stata anche più flagrante.

E allora che fa? Si inventa un referendum last minute, in cui nessuno può discutere della questione.

E cosi’ facendo minimizza i danni della eventuale sconfitta: i suoi post al riguardo sono lontani nel tempo, non c’e’ alcuna frattura tra lui e il gruppo parlamentare e neanche si formalizzano le divisioni interne al gruppo.

Certo lo scotto e’ perdere un po’ di voti, in questo caso, visto l’esito del referendum, di destra. Ma tra Lega e Forza Italia ne avrebbe persi comunque, ha forse giusto accelerato un po’ il processo.

Ovviamente il tutto e’ un mezzuccio furbetto per evitare il disastro di una contrapposizione tra lui e parte del gruppo parlamentare, con la relativa emersione di possibili leader, cosa che Grillo teme come la peste, tanto da aver imposto la sciocca rotazione dei capogruppo parlamentari ogni 3 mesi.

Pero’ la politica non si fa coi mezzucci 

 

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Pubblicato il 14 gennaio 2014, in Politica con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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