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La deriva partitocratica di Grillo


Non mi soffermerò troppo sulle ridicolaggini contenute nel Codice di comportamento eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento che peraltro troverete esaurientemente commentate qui, anche se la frase «I parlamentari sono tenuti al rispetto dello Statuto, riferito come “Non Statuto”» sfide le più alte vette del surrealismo e meriterebbe una disanima a parte.

No, piuttosto voglio parlare delle regole per l’individuazione dei candidati al parlamento. Dunque, e cito dall’articolo di Fabio Chiusi precedentemente linkato

A potersi candidare a una poltrona a Camera e Senato, infatti, saranno soltanto «tutti coloro che si sono presentati alle elezioni comunali o regionali certificati con il logo del MoVimento 5 Stelle o Liste Civiche 5 Stelle e avranno compiuto almeno 25 anni a febbraio 2013»

Quindi per candidarsi con Grillo non occorre essere competente, esperto, persona di specchiata onesta’. No, basta essersi iscritto al MoVimento qualche mese fa ed essersi presentato alle elezioni in qualche sperduto comune italico. magari di 5mila abitanti, magari su richiesta di qualche amico che, a corto di candidati, vi ha chiesto il piacere di entrare in lista.

Ovviamente lo stratagemma non eviterà di ritrovarsi qualche Scilipoti in lista, i furbi, essendo tali, avendo fatto il salto della quaglia già da un pezzo. Ne’ la norma che prevede la non candidabilità   per chi già  ricopre un incarico elettivo eviterà  al buon Grillo di ritrovarsi qualche simil-Favia in parlamento. Se Favia infatti non si candiderà  potrà  sempre piazzarci l’amico del cuore, e Casaleggio sara’ punto a capo a rosicarsi il fegato.

Dunque “fatta la legge trovato l’inganno”, vale per tutte le regole, massimamente per quelle stupide.

Tuttavia il messaggio del regolamento e’ chiaro: si premia l’appartenenza e l’anzianità di servizio, non il merito, non le capacita’.

Che poi ‘e quello che Grillo rinfaccia ai partiti e alla Kasta.

Se questo regolamento sia dovuto alla cattiva fede nel voler controllare i propri deputati evitando di infilarci gente capace di esprimere una leadership alternativa a quella di Grillo o che sia frutto della coscienza di essere incapaci a gestire un partito in tumultuosa crescita, onestamente non sono in grado di giudicare ma in entrambi i casi e’ un sintomo della profonda inadeguatezza al governo de MoVimento 5 Stelle.

E onestamente non vedo quale sia il vantaggio per il paese nel sostituire ai burattini incapaci di Berlusconi i burattini incapaci di Grillo

 

Grillo costola della sinistra?


Paolo Natale su Europa mette in fila alcuni numeri sull’elettorato grillino. Qualcuno di questi e’ già noto ai quattro lettori di questo blog, in particolare il fatto che i grillini al II turno si riversano in massa sul candidato del centrosinistra nelle stesse proporzioni riportate dal Natale.

Tuttavia Natale aggiunge che

Il profilo del grillino è prevalentemente maschio (poco meno del 70 per cento), giovane ma non giovanissimo (quasi il 60 per cento ha un’età compresa tra i 25 e i 40 anni), con un titolo di studio alto ma non altissimo (il 45 per cento è diplomato, contro il 28 della popolazione, e i laureati sono solo poco sopra la media), particolarmente lontano dalla chiesa (solo il 15 per cento è cattolico assiduo, circa la metà del dato nazionale), risiede in prevalenza nel Nord o nel Centro-nord (soprattutto in Liguria, Veneto, Emilia-Romagna e Marche), mentre appare molto sottodimensionato nel Sud del paese, non ha forti specificità per quanto riguarda l’ampiezza dei comuni, essendo diffuso in maniera equilibrata un po’ dovunque.

ed e’ quindi affine a quello dell’elettorato del centrosinistra.

Io non sono d’accordo.

Purtroppo non ho il dettaglio della ricerca cui si riferisce Natale, tuttavia più che a all’elettorato PD l’elettorato grillino mi pare assomigli all’utenza internet come descritta dalle ricerche Audiweb. Qui di seguito ho messo i grafici della distribuzione per eta’, sesso, titolo di studio e area geografica degli utenti internet (fonte: Audiweb), della popolazione italiana (fonte: Istat) e dell’elettorato PD (fonte: Itanes).

Questa breve analisi porta a due conclusioni a mio parere.
La prima e’ che il PD non riesce a parlare ai grillini perché non riesce a parlare alla rete. Il mezzo appare ancora alieno a Bersani&co nonostante qualche sforzo sia stato fatto, tuttavia nessuno dei temi chiave dei grillini e’ stato ripreso, in primis il digital divide ma anche un certo rigore etico che pure dovrebbe essere nelle corde degli eredi di Berlinguer, la trasparenza e la chiarezza di idee, qualunque esse siano, che in rete le posizioni sfumate affogano nel rumore di fondo.
Tuttavia il ribellismo anti-casta, confuso e fondamentalmente privo di prospettive, di cui Grillo si fa portatore, e che e’ l’ennesima declinazione del vacuo personalismo italiano che già ci ha dato statisti di vaglia quali Berlusconi, Bossi e Dipietro, rimane recuperabile, come dice quel 75% di grillini che han votato per Pisapia fregandosene di Grillo che lo aveva bollato come Pisapippa.
Basta averne la volontà, chiarezza di idee e fermezza di intenti.
Banda larga, wifi gratuito, un serio taglio ai benefit politici, proposte direi doverose per un paese in affanno come l’Italia, immediatamente toglierebbero acqua alla navicella del comico genovese e la ridarebbero alla buona politica.