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Il Movimento 5 Stelle e il principio di realtà


Ieri sera discutevo con due miei amici, attivisti del Movimento 5 Stelle a proposito del loro Codice di Comportamento, in particolare dei primi 2 articoli  o commi alla voce Trasparenza

  • Votazioni parlamentari motivate e spiegate giornalmente con un video pubblicato sul canale YouTube del MoVimento 5 Stelle

  • Votazioni in aula decise a maggioranza dei parlamentari del M5S

e chiedevo loro come avrebbero fatto in caso di votazioni monstre come questa sul testamento biologico.

Stamattina poi ho incrociato i dati di Openpolis e della Camera su leggi e emendamenti. Secondo Openpolis nella passata legislatura ci sono state 9570 proposte di legge, in media 5 al giorno, e senza contare ovviamente Decreti Legge e Ordini del Giorno, sui quali pure si vota. Secondo il sito della Camera ci sono stati 100503 emendamenti, lo si deduce  lanciando una ricerca senza filtri sul sul motore di ricerca degli emendamenti: vi dirà che ve ne sono appunto 100507 e pero’ ve ne fa vedere solo i primi 5000, quindi possiamo dire che abbiamo una media di 10 emendamenti per legge.

In totale ogni giorno, incluso sabato e domenica, gli eletti del 5  stelle dovrebbero discutere 5 leggi e 50 emendamenti, e decidere a maggioranza.

Se su un voto relativamente semplice come l’elezione alla Presidenza del Senato hanno discusso per più di 2 ore, mi chiedo quanto tempo impiegheranno ogni giorno a discutere tra loro e a motivare davanti la web cam. A naso una discussione minimamente  seria su una legge prende un’oretta, e quindi 5 ore al giorno, sabato e domenica inclusi, più un oretta o due per spiegarla agli elettori, in totale 6/7 ore FUORI dal parlamento, poi ci sono i voti in aula, il lavoro nelle commissioni che e’ fondamentale per impiantare una legge e cosi’ via.

E insomma la giornata del deputato grillino si presenta abbastanza faticosa 6/7 pre a discutere nel gruppo e con gli elettori, e poi altre 6/7 ore tra lavoro in commissione e voto in aula.

La mia idea e’ che ben presto si renderanno conto che la loro idea di democrazia partecipativa, almeno per come e’ espressa in quei 2 articoli, e’ irrealizzabile e quindi cominceranno a comportarsi come gli altri partiti: la legge la discutono quelli che sono in commissione e le decisioni sulle votazioni le delegheranno al loro relatore, salvo quelle più importanti e significative che probabilmente saranno discusse e motivate.

Certo il discorso dell’uno vale uno ne uscirebbe ridimensionato, visto che alla fine sarebbe il relatore o capogruppo a decidere su come votare il singolo emendamento e quindi applicherebbero il concetto di delega.

Nulla di drammatico ovviamente, ma certo prima o poi dovranno spiegarlo ai loro elettori che magari si aspettano di vederli in webcam: “Ciao sono Roberto e all’emendamento 3.17 della legge 4373 del 2015 abbiamo votato cosi’…….”

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La deriva partitocratica di Grillo


Non mi soffermerò troppo sulle ridicolaggini contenute nel Codice di comportamento eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento che peraltro troverete esaurientemente commentate qui, anche se la frase «I parlamentari sono tenuti al rispetto dello Statuto, riferito come “Non Statuto”» sfide le più alte vette del surrealismo e meriterebbe una disanima a parte.

No, piuttosto voglio parlare delle regole per l’individuazione dei candidati al parlamento. Dunque, e cito dall’articolo di Fabio Chiusi precedentemente linkato

A potersi candidare a una poltrona a Camera e Senato, infatti, saranno soltanto «tutti coloro che si sono presentati alle elezioni comunali o regionali certificati con il logo del MoVimento 5 Stelle o Liste Civiche 5 Stelle e avranno compiuto almeno 25 anni a febbraio 2013»

Quindi per candidarsi con Grillo non occorre essere competente, esperto, persona di specchiata onesta’. No, basta essersi iscritto al MoVimento qualche mese fa ed essersi presentato alle elezioni in qualche sperduto comune italico. magari di 5mila abitanti, magari su richiesta di qualche amico che, a corto di candidati, vi ha chiesto il piacere di entrare in lista.

Ovviamente lo stratagemma non eviterà di ritrovarsi qualche Scilipoti in lista, i furbi, essendo tali, avendo fatto il salto della quaglia già da un pezzo. Ne’ la norma che prevede la non candidabilità   per chi già  ricopre un incarico elettivo eviterà  al buon Grillo di ritrovarsi qualche simil-Favia in parlamento. Se Favia infatti non si candiderà  potrà  sempre piazzarci l’amico del cuore, e Casaleggio sara’ punto a capo a rosicarsi il fegato.

Dunque “fatta la legge trovato l’inganno”, vale per tutte le regole, massimamente per quelle stupide.

Tuttavia il messaggio del regolamento e’ chiaro: si premia l’appartenenza e l’anzianità di servizio, non il merito, non le capacita’.

Che poi ‘e quello che Grillo rinfaccia ai partiti e alla Kasta.

Se questo regolamento sia dovuto alla cattiva fede nel voler controllare i propri deputati evitando di infilarci gente capace di esprimere una leadership alternativa a quella di Grillo o che sia frutto della coscienza di essere incapaci a gestire un partito in tumultuosa crescita, onestamente non sono in grado di giudicare ma in entrambi i casi e’ un sintomo della profonda inadeguatezza al governo de MoVimento 5 Stelle.

E onestamente non vedo quale sia il vantaggio per il paese nel sostituire ai burattini incapaci di Berlusconi i burattini incapaci di Grillo