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I flussi di voto nelle elezioni regionali sarde
All’indomani delle elezioni politiche del 2013 ci furono diversi studi che provarono ad analizzare i flussi di voto che portarono al grande successo del Movimento 5 Stelle. Le recenti elezioni regionali sarde tuttavia ci offrono la possibilità di analizzare ulteriormente i flussi elettorali in una diversa prospettiva, per certi versi inedita. Infatti il Movimento di Beppe Grillo, primo partito dell’isola durante le passate elezioni politiche, ha deciso di non presentarsi alla tornata elettorale regionale per dissidi interni, lasciando il proprio grande serbatoio di voti libero di riposizionarsi a proprio piacimento.
Lo studio di questo riposizionamento diventa allora interessante per capire quanto sia solido il consenso al Movimento 5 Stelle e quanto di questo sia invece pronto a dirigersi altrove, magari ritornando alle proprie “origini” elettorali.
L’analisi
La Sardegna consta di 377 comuni, la gran parte sotto i 1000 abitanti e un corpo elettorale di poco più di 1.300.000 elettori, non molto più grande di quello di Milano e in linea di principio una analisi di Goodman dei flussi elettorali tra elezioni politiche del 2012 e quelle regionali del 2013 a livello di singola sezione non parrebbe una impresa improba.
Tuttavia la Regione Sardegna non fornisce dati a livello di seggio il che, unito alla frammentarietà del quadro politico, con oltre 20 liste e 6 candidati presidente rende l’analisi sin dall’inizio, alquanto improba.
Per provare a semplificare il quadro si sono accorpate, per quanto possibile, per aree politicamente omogenee tutte le liste sotto il 3% come da tabella qui riportata
Per quanto riguarda i dati invece si è quindi provato ad analizzare i dati dei piccoli comuni sotto i 5000 abitanti con l’assunzione che il singolo comune potesse essere assimilato a una singola sezione elettorale o un loro ristretto gruppo omogeneo, massimo 5 o 6. Tuttavia questa assunzione teorica non ha dato i risultati sperati. Infatti pur provando a restringere il campione per provincia o gruppi di esse, in base al numero di elettori e/o variazione percentuale della popolazione tra le due elezioni o varie combinazioni di queste 3 variabili allo scopo di ottenere dati più omogenei, in nessun caso si è riuscito a scartare meno del 22% dei voti, relativi ai coefficienti negativi emersi nell’analisi statistica, non raggiungendo quindi il requisito minimo di qualità dell’analisi medesima, come da letteratura.
Si è quindi rivolta l’attenzione ai comuni più grandi dell’isola.
Tuttavia anche qui le difficoltà a partire dalla raccolta dati non sono mancate. Infatti i servizi elettorali dei comuni dell’isola appaiono quanto meno disorganizzati e privi dei pur minimi strumenti che possano agevolare la fruizione dei dati in loro possesso. Pare infatti sconosciuto ai preposti uffici comunali l’uso dei fogli di calcolo elettronici, in qualsiasi formato, preferendo di solito la presentazione di documenti in formato PDF malamente formattati o l’utilizzo di pagine web a un livello esagerato di dettaglio rifuggendo in modo direi quasi ossessivo da ogni forma di riepilogo tabellare di semplice comprensione e fruizione.
Nonostante queste difficoltà si sono raccolti tre set di dati corrispondenti ai comuni di Cagliari, Nuoro e Quartu Sant’Elena per circa il 20% del corpo elettorale dell’isola. In tutti e 3 i casi, dopo l’usuale scarto di sezioni ospedaliere o anomale in quanto registrano notevoli fluttuazioni del corpo elettorale tra le due elezioni l’analisi e’ apparsa subito molto più semplice (Cagliari e Sassari) o comunque entro limiti accettabili (Quartu)
I risultati
Il risultato e’ riportato qui in tabella:

Il Partito Democratico
L’elettorato PD e’ quello piu’ fedele nel confermare il voto al proprio partito con il 45% di cittadini che confermano la fiducia al partito di Matteo Renzi, certo ben lontani dai livelli elevatissimi presenti in altre elezioni. Del restante 55% una quota di meno del 20% si rifugia nell’astensione, meglio ha fatto solo l’elettorato di un altro partito del 2013 sparito cioe’ Scelta Civica (o meglio l’insieme di Scelta Civica UDC e FLI) che abbassa la sua quota di astenuti al 12.5%, un risultato che si puo’ definire per certi versi paradossale. Infine il 35% mancante si sposta principalmente verso le innumerevoli liste di sinistra alleate al PD, per poi frantumarsi piu’ o meno equamente sulle restanti liste. Tuttavia il PD presenta anche una notevole forza attrattiva pescando voti con percentuali oltre il 10% da SEL, Scelta Civica e M5S. Da notare che il grosso dei voti di riconferma al PD vengono da Sassari, essendo le percentuali di riconferma a Cagliari e Quartu decisamente piu’ bassi
Il Popolo della Libertà
Il partito di Silvio Berlusconi perde quasi la meta’ dei voti nell’astensione, mentre la neonata Forza Italia ne conserva solo poco piu’ di un quarto. Poco meno del
10% degli elettori del PDL si ridirige verso gli altri movimenti di centrodestra, mentre il rimanente si distribuisce in maniera uniforme verso le altre lite, incluse quelle di centrosinistra.
Il Movimento 5 Stelle
Degli elettori di Beppe Grillo solo circa il 45% torna alle urne, e di questi poco meno del 20% da’ la sua fiducia ai partiti del centrosinistra, ma una quota di poco inferiore scegli partiti e movimenti di centrodestra. In particolare verso il PD si indirizzano poco più dell’11% degli elettori stellati, mentre verso i vari partitini minori del centrodestra se ne spostano in misura pari al 9%.
Conclusioni
Il tasso di fedeltà nei confronti di tutti i partiti politici pare genericamente molto basso, con la sola parziale eccezione del Partito democratico. In compenso la mobilita’ elettorale pare notevole ma senza direzioni precise. Senza grandi sorprese l’elettorato dei 5 Stelle e’ quello che denota un maggiore grado di sfiducia verso le formazioni politiche classiche, disertando le urne. Tuttavia una parte non piccola dell’elettorato grillino ridà la propria fiducia a quelli che verosimilmente sono i loro partiti “originari”. Quanto questa sia una fiducia momentanea e legata alle dinamiche proprie delle elezioni locali oppure sa un effettivo rigetto dell’opzione politica rappresentata dal Movimento 5 Stelle lo si potrà scoprire probabilmente nelle incipienti elezioni europee.
Astensione e voti assoluti
Uno dei maggiori problemi nell’interpretazione dei sondaggi elettorali è l’illusione ottica che essi danno se non si considera una percentuale che mai appare chiaramente in essi, se non in fondo ai report e in piccolo, cioè l’astensione.
La settimana scorsa se si considerano sia astensionisti che indecisi la percentuale dei votanti sicuri, cioè di coloro che affermano che sicuramente andranno alle urne in caso di voto ha toccato il minimo da luglio 2013, poco più del 56% e il trend è chiaramente in discesa.
In termini di voti assoluti questo significa che il PD , che in media perde l’1,5% nelle medie sondaggi, perde 1.2 milioni di elettori piombando parecchio al disotto dei voti conquistati a febbraio 2012. E questo nonostante la dinamica del partito fosse parecchio positiva dal dopo primarie fino a inizio di febbraio quando, a conferma di un investimento di fiducia nella nuova leadership di Matteo Renzi, il PD aveva sulla carta più voti, oltre 9 milioni, che a Febbraio 2012. Dato questo particolarmente significativo perché raggiunto in corrispondenza di un massimo relativo nella percentuale di voti assoluti. In pratica la figura di Matteo Renzi aveva riavvicinato elettori democratici tiepidi e indecisi.
Tuttavia non e’ che gli altri 2 partiti, FI e M5S, se la passino meglio. Sebbene infatti a livello percentuale essi appaiano in crescita, sopratutto il MoVimento di Beppe Grillo, tuttavia in termini di voti assoluti il loro andamento si può considerare costante da fine estate a oggi. Entrambi infatti si aggirano intorno alla soglia dei 6 milioni di voti sicuri ben al disotto del bottino conquistato a Febbraio. Ma mentre per Forza Italia la perdita in media di 1.5 milioni di voti può essere imputata alla scissione di NCD, più difficile pare conciliare la perdita secca di quasi 3 milioni di voti da parte del Movimento 5 Stelle con la narrazione mediatica di un MoVimento in continua espansione.
In sostanza in questi mesi un numero consistente di elettori si e’ riavvicinato alla politica grazie alla leadership di Renzi per poi rifugiarsi nuovamente nell’astensione probabilmente a causa di una offerta politica giudicata, nonostante tutto, insoddisfacente sia nella persona di Renzi che negli altri protagonisti della politica nostrana.
Mancano pochi mesi alle elezioni europee e dando un occhio alle passate due tornate elettorali possiamo supporre che l’affluenza alle urne si porrà tra il 60% ei l 65%, molto probabilmente piu’ vicino alla prima cifra che alla seconda. In pratica si parla di un 8/10% di elettori – pari a circa 4 milioni di voti- in più rispetto agli attuali votanti sicuri. Un mercato fluido che qualora conquistato terremoterebbe gli attuali rapporti di forza tra i maggiori partiti italiani.



