Nokia 3310 vs iPhone 5


Temo che si si stiano dando letture troppo politicizzate di questa tornata elettorale. Invece si sono giocate su una categoria facile facile vecchio vs nuovo, aldilà di tutte le nostre pippe mentali.

Viviamo un momento molto interessante, dopo anni di silenzio la politica non e’ più un tabù e se ne parla anche in luoghi abbastanza impensabili. E parlando escono fuori cose interessanti, come un mio conoscente di destra che era entrato nel comitato promotore di Renzi del suo paese (non lo sapevo!) e che poi alla fine ha votato Grillo.

Perché e’ il nuovo!

Poco interessa dei programmi, della classe dirigente e di altro. Questa ondata di pentimenti post datati, i sondaggi che dicono che la gente vuole un governo PD-M5S, non fanno che ribadire questo.

La gente voleva qualcosa di nuovo e Bersani si e’ presentato come usato sicuro.  Bersani voleva rassicurare il paese, il paese invece in crisi di nervi e’ andato a fare shopping.

Insomma lo scontro e’ stato tra un Nokia 3310 vs iPhone 5

Adesso ha scelto il nuovo ma ha paura che non funzioni

E abbiamo perso.

Solo che adesso ci ha preso l’iPhone 5 vuole che funzioni bene da telefono. Se non funziona glielo tireranno dietro.

E questo e’ un problema per Grillo, molto più di quanto si creda.

Noi intanto e’ meglio che ci si prepari al Nokia Lumia 800 o 900 (Renzi o Civati)

Wait and see


Vedo -sento, leggo –  parecchia gente parecchio affannata affannarsi intorno all’ipotesi di un governo PD-M5S.

A fare il refresh compulsivo sul blog di Grillo – rovinado il tasto F5 peraltro – e dandosi all’esegesi del leader pentastellato.

Non e’ il caso. E non e’ il caso perché lo stop&go di Grillo, che si comporta da discreto leader politico, e’ tutto teso a guadagnar tempo.

Perché neanche lui sa chi ha eletto.

Il M5S non ha quadri intermedi, non ha esperienza non ha niente.

E’ evidente che ha eletto una massa informe di gente tra cui ci sono sicuramente alcuni sprovveduti, quelli che parlano alla radio e in tv, e gente più capace, che sta zitta e attende di incontrare i compagni di viaggio.

E attende di capire – o di decidere – chi saranno i capigruppo, che giocoforza saranno i primi leader politici del Movimento oltre a lui.

Con tutti i rischi di una dialettica interna: un conto e’ scomunicare un oscuro consigliere regionale, un conto il tuo capogruppo alla Camera, certificando il tuo fallimento nella selezione della tua classe dirigente.

Per cui i fuochi di artificio, e i complimenti a Napolitano.

Poi tatticamente non sta neanche lui messo benissimo. Sperava che gli istinti conservatori del PD sarebbero andati nella direzione dell’inciucio e di lucrare su un anno di paralisi.

Bersani pero’ gli ha precluso quella strada  e l’ha inchiodato alle sue proposte.

E a lui non rimane che gridare contro una persona, non contro una politica.

Pero’ prima o poi in parlamento ci si arriva e le grida al suo elettorato che vuole il cambiamento non basteranno.

E col parlamento arriveranno tv e radio e ribalta nazionale non per lui, ma per i suoi parlamentari, che saranno secutati e fucilati mediaticamente alla prima fesseria.

E ce ne saranno di fesserie, in buona e cattiva fede.

Il suo elettorato e’ composito e l’equilibrista lo può fare per un po’ ma non molto a lungo, quando siedi in parlamento. Alla fine le scelte le devi fare, e non puoi sempre sperare che gli altri le facciano per te e che ti vadano bene dome finora e’ successo.

Quindi niente isterismi e appelli accorati, ma la paziente e sapiente politica e’ la sola risposta da dare, non per il PD, ma per il  paese.