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Cara Debora: se non ora, quando?


Il PD e’ come una di quelle macchine che ogni tanto si vedono nei film, alla fine di una rovinosa discesa, coi freni rotti, il cambio ridotto in briciole, il volante che va un po’ a destra, un po’ a sinistra per i fatti suoi, il cui conducente per un miracolo della buona sorte o per la sua abilita’ di pilota ha evitato all’ultimo momento di finire nel dirupo, e ora sta li’ con un paio di ruote penzolanti sull’orlo del baratro, ma ancora dondolante pericolosamente.

Eppure i passeggeri si agitano senza costrutto, a meta’ tra il sollievo per lo scampato pericolo e la paura di cascarci ancora, in quel dirupo. Solo che tutta questa agitazione rischia effettivamente di far cadere la macchina nel baratro.

Sono momenti strani: ci vuole raziocinio, ma anche coraggio. Invece se ancora un minimo di  raziocinio c’e’, e’ il coraggio che manca.

Manca il coraggio di abbandonare definitivamente le vecchie case, sperando di trovare rifugio tra le vecchie, decrepite mura, ancorche’ gloriose. Mura decrepite, poi, non per uno strano fato di un destino cinico e baro, ma perche’ picconate dall’interno dai medesimi che ora le guardano come rifugio.

L’esito piu’ ferale per il PD sarebbe a questo punto un ricompattamento specioso dietro un candidato unico, il solito volemose bene pre-congressuale, che poi sfocerebbe nella solita guerra di logoramento post-congressuale. Veltroni docet.

Invece il PD ha assolutamente bisogno di uno scontro interno, da cui si esca con vincitori e vinti, con una linea chiara e ben definita e con un segretario che la faccia seguire a tutto il partito.

E’, ribadisco, una scelta razionale e coraggiosa allo stesso tempo, perche’ non si puo’ sopravvivere tra le ambiguita’.

Ed e’ anche una chiamata a chiunque abbia il coraggio di farsi avanti, ad una nuova classe dirigente che si affermi non per cooptazione, ma sul campo, sfidando i padri a viso aperto, magari subendo anche una sconfitta, ma costruendo una base per il futuro.

Ed e’ anche il momento di una proposta che, non dico infiammi i militanti e gli elettori, ma che li rivitalizzi, che susciti emozioni, che smuova emotivamente il corpo di un partito timoroso e spaventato, privo di ragioni per la sua stessa esistenza.

Per tutti questi motivi, da semplice militante del PD, vorrei che  Debora Serracchiani si candidasse da sola alla segreteria, lanciasse un’OPA ostile su questo partito e lo conquistasse al congresso.

La vecchia dirigenza e’ indebolita e ferita, ma ancora forte sebbene le crepe siano vistose. Non sara’ certo una passeggiata di salute, ma le leadership si costruiscono sul campo, o non le si costruisce affatto. Credo che la Serracchiani si trovera’ accanto tanti militanti, ma soprattutto il popolo dell’Ulivo.

Debora e’ tra i miei amici di Facebook, ma dubito che mi legga, ciononostante le vorrei fare una domanda.

Cara Debora: se non ora, quando?

Le elezioni delle aspettative mancate


Doveva essere il trionfo del centrodestra ma e’ stata solo una vittoria.

Doveva essere il tracollo del centrosinistra ma e’ stata solo una sconfitta.

Alle europee c’e stato un flop del PDL, che pur rimanendo il primo partito, e’ arretrato rispetto a un anno fa. La stessa crescita della Lega e’ una sorta di illusione ottica, perche’ in voti assoluti guadagna poco e niente rispetto ad un anno fa, con la differenza che adesso si e’ presentata ovunque, mentre un anno fa si fermava giusto sotto il Po.

All’interno del centrosinistra si e’ assistito a una ridistribuzione dei voti al suo interno, che ha consentito, almeno in percentuale, di mantenere le posizioni di un anno fa.  Il voto all’IdV mi ricorda tanto l’exploit dei radicali nel 99. Secondo me son voti in uscita dal PD che possono essere riconquistati, anche facilmente, laddove il PD si dia un’anima. SeL rimane un incognita, ma credo che conoscendo i soci fondatori, tra un po’ non ne sentiremo piu’ parlare. RC ormai va per la sua strada, coltivando quel suo 3/4% di reduci, e tale rimarra’ almeno nel medio periodo.

L’UDC rimane li’, siccome immobile.

La lettura delle amministrative e’ meno facile. Nel 2004 l’Unione aveva letteralmente piallato il centrodestra. pensare di replicare quel risultato sarebbe stata utopia anche se Veltroni avesse vinto le elezioni, figurarsi adesso che il PD e’ sull’orlo del baratro. Il centrodestra ha vinto, manon ha sfondato, ha riequilibrato la situazione sul territorio, ma il PD ha centrato il suo obbiettivo minimo, ovvero rimanere sul territorio stesso, senza liquefarsi.

Da questo punto di vista il risultato delle amministrative e’ per il PD piu’ importante di quello delle europee.

Vede i suoi insediamenti storici intaccati ma mantiene gran parte delle roccaforti. Mantiene un barlume di testimonianza nel lombardo-veneto, ma al sud la Puglia di Vendola e D’alema si presenta come laboratorio politico dell’alleanza con l’UDC, alleanza che la’ dove stretta (aldila’ di ogni considerazione politica) numericamente funziona.

Il centrodestra invece riconquista alcuni territori storici persi nel 2004 come la provincia di Milano (anche se a fatica) e si prende alcune roccaforti simboliche come Venezia, Piacenza e il comune di Prato (ma anche Savona e Orvieto), pero’ affanna in Piemonte ma sopratutto, sorprendentemente, al Sud.

C’e’ da dire che alcuni di questi territori erano governati dal centrosinistra da tempo immemore e un po’ di alternanza non puo’ far male, anzi.

Comunque a mio parere il dato piu’ interessante di questa tornata e’ che c’e’ un centrodestra che vince, a prescindere dal B., e questa non e’ una buona notizia per Silvio.