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Il nuovo inizio del Napoli


Nei giorni del venticinquesimo dell’arrivo di Maradona a Napoli e dell’addio al calcio di Carmando, senza tacere dell’ormai certa partenza di Montervino, l’ultimo giocatore del Napoli pre-fallimento, gli azzurri si apprestano a partire per il ritiro in Austria, per inaugurare un ciclo completamente nuovo, che dopo la rifondazione, porti la squadra in Europa, dopo l’assaggio che ci e’ andato di traverso l’anno scorso.

Dopo un girone di ritorno francamente disastroso, dovuto a mio parere a un mix tra preparazione anticipata, inesperienza giovanile e un mercato 2008/2009 che non ha reso quanto sperato, DeLaurentis ha deciso di continuare il rinnovamento della squadra, già cominciato con l’arrivo di Donadoni.

Un rinnovamento che parte da una non scontata riconferma dei pezzi pregiati della squadra. A parte la telenovela Lavezzi che si sta concludendo in queste ore con una netta vittoria della società in uno stucchevole braccio di ferro con un giocatore che, mi auguro, sia stato solo mal consigliato, il mercato calcistico oscilla tra spese folli come quelle del Real Madrid e gli scarsi fondi di gran parte delle squadre italiane e non, messe, chi più chi meno, in ginocchio dalla crisi e che sconta anche, a mio parere, l’assenza di veri grandi talenti. In questo contesto avere la capacita’ di conservarsi gli Hamsik, i Gargano, i Lavezzi non e’ cosa da poco.

La prima mossa di Marino e’ stato l’acquisto di Quagliarella, che già si annuncia come nuovo idolo di Fuorigrotta. Tuttavia il reparto attaccanti rimane un work in progress. A parte la scontata partenza di uno Zalajeta che ha reso a giornate alterne e che comunque ha evidenziato seri problemi caratteriali, gia’ Russotto e’ stato rispedito al Bellinzona, anche qui per limiti caratteriali piu’ che tecnici. Denis invece pare perennemente in bilico. Il giocatore a mio parere ha scontato l’approccio al campionato italiano unitamente al fatto che ha giocato ininterrottamente per un anno e mezzo, fosse per me gli avrei dato un’altra chance, ma visti i nomi che circolano, quali Pozzi o Lewandosky, e’ ovvio che Marino stia cercando di sostituirlo. A sorpresa, e per motivi a me assolutamente misteriosi, e’ stato riconfermato Pia’ grazie forse al buon finale di campionato. Insomma il reparto si deve completare. Arrivasse Pandev la squadra farebbe un bel salto in avanti, ma anche l’esperienza di Cruz non e’ da disdegnare.

A centrocampo l’unico arrivo e’ quello di Cigarini: il regista dell’Under 21 e’ chiamato a dare ordine e idee a un reparto asfittico che, durante il campionato scorso ha fatto della corsa e del fiato, finché ci sono stati, l’arma migliore. Qui pero’ credo che la maggiore scommessa del Napoli di Donadoni sia il re-inventarsi un Hamsik dietro le punte in un centrocampo a tre, fermo restando che il Napoli, a mio parere ha uomini per giocare a 3, a 4 e a 5, possibile segno di una disposizione tattica che potrebbe essere camaleontica.
Qui a centrocampo il problema e’ opposto a quello dell’attacco: occorre sfoltire la rosa. Pazienza, Amodio, Montervino devono fare le valigie, e forse le farà anche Blasi. Marino sembra giustamente intenzionato a completare la rosa con qualche centrocampista di peso, come Mudingayi.

In difesa l’arrivo di Campagnaro e Zuniga sembra preludere a una difesa a quattro, rimane tuttavia sguarnito l’asse sinistro con un Vitale che viene spesso indicato come una possibile pedina di scambio e l’oggetto misterioso Rullo. L’arrivo di De Ceglie, o chi per lui, dovrebbe sanare la situazione. In difesa anche Santacroce rischia di essere inserito in qualche scambio, o almeno e’ uno dei più richiesti, tuttavia riterrei un errore privarsi di un ragazzo di grandi doti tecniche anche se ha, anche lui, qualche problemino caratteriale.

Infine sul lato portieri Marino ha fatto un ottimo colpo. Morgan De Sanctis dara’ stabilita’ a un reparto che negli ultimi due anni non ha avuto un titolare fisso, avendo l’anno scorso addirittura schierato ben 5 diversi portieri. Detto che il terzo sarà il promettente diciottenne Sepe, rimane l’incognita tra chi tra Navarro Iezzo e Gianello rimarrà a fare il secondo. la mia idea e’ che se ne andranno tutti e tre, e ne arriverà un quarto.

Insomma un mercato ottimo in entrata, deficitario in uscita.
Comunque le basi sono state gettate: in bocca al lupo ragazzi!

Esegesi di Salvini


In questa ballata di soli sei versi, Matteo Salvini riesce sapientemente a racchiudere tutta la sua cultura umanistica, citando un’abbondante fetta della produzione letteraria italiana.
Sin dall’incipit
Senti che puzza scappano anche i cani
il Salvini ci introduce in un clima letterariamente dantesco. Dal verso adottato, l’endecasillabo piano, il lettore-ascoltatore avverte per intero il senso di una lezione altissima a cui rifarsi. Un mondo in cui Salvini, come un Virgilio due punto zero, ci conduce per mano. La puzza che il Salvini percepisce e dentro la quale ci immerge, ricorda il fetore da cui si viene circondati nell’undecimo canto dell’Inferno, tra gli eretici, a contatto con il diacono Fottino, o ancor più nel leppo della decima bolgia dei falsari. Non solo. Non è certo un caso che dinanzi al miasmo che il Salvini avverte, si diano alla fuga proprio dei cani, probabilmente una conscia corruzione eliotiana del veltro dantesco manifestatosi nel primo canto dell’Inferno.
Con il verso successivo
stanno arrivando i napoletani
il Salvini ci tiene per mano in un balzo lungo 5 secoli, tingendo il suo poema degli stessi colori cupi adoperati da Manzoni nel coro dell’Adelchi. I napoletani alle porte altro non sono che la riproposizione di quei furiosi e barbari longobardi pronti a soffocare la libertà degli italici, volgo disperso che si desta dagli atri muscosi e dai fori cadenti.
In maniera magistrale, con un boccale di birra in mano, il Salvini vira poi ebbro verso due quinari,
i colerosi
terremotati
consapevole del fatto che – seppur rari – nella tradizione poetica italiana di stile elevato, i quinari sono spesso abbinati proprio all’endecasillabo da lui precedentemente abbracciato. Un passaggio raffinato, in cui peraltro la rievocazione di due momenti tragici della storia della città di Napoli (il colera del ’73 e il terremoto del ’80) si fonde con certi esiti tipici del Pindemonte, come nella Melanconia (fonti e colline / chiesi agli Dei), o come nelle più alte vette della cultura padana (o quant’è bella / l’uva fogarina).
Ed è ancora un verso quinario
con il sapone
che il Salvini brandisce per veleggiare verso la chiusura del suo poemetto, un epilogo tutto improntato all’elogio dell’infanzia, quell’età che a Napoli viene racchiusa nelle parole guaglione (da cui la frase si’ guaglione: inteso come non sei all’altezza di ciò che provo a spiegarti) o criaturo (da cui si’ criaturo: inteso come non sei all’altezza di ciò che provo a spiegarti).
Il sapone che schiuma dalle labbra del Salvini, ripropone così le bolle gioiose sapientemente descritte da un Gianni Rodari o da un Mark Twain;
e le intenzioni del criaturo Salvini sono definitivamente disvelate dal verso finale
non vi siete mai lavati
un ottonario: dunque il verso preferibilmente usato nelle filastrocche, sia nella versione letteraria del Corriere dei Piccoli (Qui comincia l’avventura / del signor Bonaventura), sia nella versione popolaresca (Ambarabàcicìcocò / tre civette sul comò).
Pur riconoscendo tutto ciò al lavoro di Salvini, va aggiunto che la ballata è vecchia. Molto vecchia.

via il divano sul cortile