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La nuova proposta di legge elettorale: una analisi tecnica


Dopo aver simulato i risultati dell’applicazione di questa proposta di legge elettorale  qui e qui, vorrei concentrare l’attenzione sugli aspetti tecnici della legge, che a mio parere svelano abbastanza bene la ratio del promotore.

Cominciamo con il primo punto: le soglie elettorali.

Di solito una buona legge e’ semplice e di facile applicazione, e in effetti il Porcellum e’ abbastanza complicata nella gestione delle soglie elettorali che erano diverse sia alla Camera che al Senato e sia per liste “isolate” che per liste che corrono da sole con il tocco finale, assolutamente geniale nella sua perversione  del recupero del miglior perdente (aka la prima lista sotto il 2% per le coalizioni alla Camera).

Con questa proposta il legislatore prova a semplificare abbastanza il quadro. Le soglie infatti adesso si ridurrebbero  a 3, dalle 6 che erano. Il 5% per le liste che si presentano da sole, il 4% per le liste che si presentano in coalizione e il 7% per le liste presenti in un insieme di circoscrizioni che equivalgano almeno a 1/5 della popolazione italiana.

Tuttavia ci si chiede, perché non semplificare ulteriormente e considerare una sola soglia, cioè il 5%?

E’ presto detto: perché  queste soglie variabili sono l’ancora di salvataggio per Lega e SeL. Infatti sebbene al momento entrambi i partiti siano sopra la soglia del 5% le rivelazioni demoscopiche parlano di una affluenza al momento del 60/65%. Al salire della partecipazione, e tra voto utile e prosciugamento dell’area degli indecisi l’affluenza salirà  probabilmente sopra il 70%, le percentuali di queste 2 forze politiche diminuiranno, anche in maniera sensibile, perché il loro elettorato e’ molto più  motivato dell’elettorato di PD e PDL, che richiameranno al voto fatalmente una buona parte di indecisi e delusi.

Mi permetto di aggiungere che la richiesta di raggiungere il 7% in almeno 1/5 della popolazione italiana, suona tanto come avvertimento alle formazioni regionali tipo Grande Sud che erodono il bacino elettorale del PDL in Sicilia ed e’ dire quasi ritorsivo nei confronti del MPA, quasi a fargli pagare l’abbandono del governo Berlusconi.

Ergo, l’uso strumentale delle soglie on serve a limitare il numero di partiti in parlamento per aumentarne la governabilità, ma viene usata come bastone per i non allineati e come carota per gli alleati o pseudoalleati più o meno fedeli.

La seconda stranezza consiste nell’uso del metodo d’Hondt nella ripartizione dei seggi alla Camera e il proporzionale puro col recupero dei resti al Senato.

Anche qui il perché e’ presto detto. Il metodo d’Hondt privilegia nella ripartizione dei seggi i partiti più grossi a scapito di quelli più piccoli.

Tuttavia questo effetto sui 541 seggi della Camera e’ veramente lieve, mentre potrebbe produrre effetti più  importanti al Senato, dove ad esempio la coalizione PD+SEL guadagnerebbe 5 seggi, che non e’ poco, mentre il PDL addirittura 7, a scapito di Lega e IDV.

Di nuovo viene, direi scientemente, fatta una scelta che va nella direzione contraria alla governabilità, ambiguamente richiesta dal Presidente Napolitano.

E in questa direzione va anche la scelta di applicare le soglie a livello nazionale invece che a livello regionale, permettendo di lucrare qualche seggio a quelle forze che, superata la soglia di sbarramento a livello nazionale ma non a livello locale, sono comunque ammesse alla ripartizione dei seggi.

Per esempio il centrosinistra applicando la soglia di sbarramento regionale guadagnerebbe 2 seggi, 152 invece di 150, e la Lega ad esempio ne perderebbe 1.

Quindi di nuovo un meccanismo che “aiuta” le piccole formazioni ma aumenta l’entropia del Parlamento.

Insomma le scelte del legislatore sono fatte a mio parere scientemente per evitare la formazione di una maggioranza uscita dalle urne. Vanno in questa direzione infatti molteplici elementi: l’esiguità del premio di maggioranza, l’applicazione del metodo d’Hondt alla Camera a livello di collegio unico nazionale e non a livello di circoscrizione elettorale, che vengono usate solo per la ripartizione dei seggi e non per il loro calcolo, il rifiuto di applicare il d’Hondt a livello regionale dove costituzionalmente non poteva reggere l’artificio usato alla Camera del collegio nazionale, per evitare il rafforzamento in seggi dei partiti più  forti, le soglie variabili che consentono a un maggior numero di liste di entrare in parlamento aumentando la dispersione dei voti ed evitando anche il minimo rischio che una coalizione vincente con il 35-40% possa comunque raggiunger la maggioranza su una base di voti utili del 85-90%.

Insomma dopo il Porcellum fatto al solo scopo di evitare la vitoria del centrosinistra e garantire l’ingovernabilità del Senato, un’altra legge che ha come solo scopo la produzione di un parlamento azzoppato, che spiani la strada verso maggioranze raccogliticce incapaci costituzionalmente di varare alcuna riforma e atte dopo qualche mese di stentata sopravvivenza a cedere il passo sotto i colpi della crisi economica  a una riedizione  del governo tecnico.

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Pubblicato il 12 ottobre 2012, in Politica con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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