La chiamata diretta e il concorso riformista


Ieri il ministro Profumo ha annunciato di voler indire un nuovo concorso per il reclutamento degli insegnanti nella scuola pubblica. La cosa non e’ piaciuta al mio amico digitale Marco Campione che, da fan della chiamata diretta, cioè della possibilità per i presidi di scegliersi liberamente gli insegnanti della scuola, ha invocato almeno un concorso riformista.

A me invece la chiamata diretta degli insegnanti non piace perche’ , a mio parere, non risolve in maniera non dico definitiva ma neanche in maniera apprezzabilmente diversa  dal concorso, il problema della qualita’ degli insegnanti e inoltre introduce un elevato livello di arbitrio non bilanciato da nessuna assunzione di responsabilita’.

L’idea di base della chiamata diretta e’ abbastanza accattivante: il preside sceglie i migliori insegnanti, evita gli scansafatiche o i pessimi didatti, e tutti vivono felici e contenti.

La cosa sembra semplice in realtà la chiamata diretta non assicura, de facto, di evitare scansafatiche e pessimi didatti. Chiunque infatti abbia avuto a che fare con le imprese private sa benissimo che un 5-10% degli impiegati – sono dati empirici- ricadono nelle suddette categorie: scansafatiche e negligenti. Poco importa siano stati tutti assunti stati assunti per chiamata diretta, qualche volta il selezionatore sbaglia, qualche altra volta il dipendente perde motivazioni, diciamo cosi’.

Passiamo poi ad un secondo aspetto della questione. La chiamata diretta si basa su tre fattori piu’ o meno ignorati da quelli che la richiedono : la domanda di insegnanti, adesso in regressione,  l’offerta dei medesimi e ciò’ che offrono le scuole medesime agli insegnanti.

Attualmente  a causa della crisi e di venti anni di assenza di serie politiche scolastiche, tranne qualche breve eccezione, ci troviamo di fronte ad un surplus di domada (precari) a fronte di un restringimento dell’offerta (posti disponibili dopo tagli gelminiani e aumento dell’eta’ pensionabile). In queste condizioni per un preside e’ abbastanza facile scegliere “i migliori”, qualunque cosa questo significhi, visto che pur di lavorare i candidati sono disposti persino a trasferirsi  a centinaia o migliaia di chilometri, pur di avere uno stipendio quasi dignitoso.

Finita la crisi pero’ i candidati migliori magari saranno magari attratti da altre offerte piu’ remunerative, magari non in ambito scolastico, o  magari scegliersi la scuola che più gli aggrada come già fanno con le graduatorie e i presidi saranno costretti a prendere il primo che passa, come del resto già fanno quando le graduatorie si esauriscono e nessuno e’ disponibile a farsi 100km al giorno per uno spezzone di 6 ore per 4 mesi.

Infatti  se io in un momento di espansione del mio settore mi sono mosso di 800 km per un posto di lavoro con un salario superiore del 40% di quello precedente, perché mai un bravo insegnante si dovrebbe muovere anche solo di 50 km per andare ad insegnare fuori provincia a parità di stipendio? La realta’ e’ che, finita la crisi, la chiamata diretta permetterà, non di scegliere i migliori, ma solo di accaparrarsi quelli disponibili a insegnare in quella scuola e, credetemi, non tutti lo sono a prescindere. Questo vale per le scuole dei paesini di montagna, delle isole, ma anche di alcuni istituti delle grandi città.  Tale quale, ripeto, quello che succede con le graduatorie odierne dove e’ il precario a scegliersi, bene o male, dove andare se ha abbastanza anni di esperienza.

E comunque la chiamata diretta implica necessariamente una responsabilità diretta. Se io infatti non rischio in proprio, ma per conto di una entità astratta quale lo Stato che impegno a pagare per 20/30 anni uno stipendio a una persona scelta da me,  non ho alcuna pressione a scegliere i candidati migliori, se non la legge morale dentro di me. E si sa che la carne e’ debole.

Aggiungo poi due notazioni personali. Quando sono stato assunto la prima volta, in una grossa multinazionale americana, ho dovuto superare un concorso! prima c’e’ stato un test attitudinale, fatto da letteralmente migliaia di candidati, poi, una volta superato il primo taglio, siamo rimasti in quaranta ad affrontare un corso di 3 mesi in 3 moduli, alla fine di ognuno dei quali qualcuno era scartato. Alla fine siamo rimasti in dodici. Un bel gruppo, di gente motivata e, lasciatemelo dire, in gamba.

Quando ho cambiato lavoro, viceversa, sono stato chiamato direttamente, dopo invio del curriculum. Dopo qualche anno mi son ritrovato a gestire progetti su team virtuali. Cioe’ il mio capo mi assegnava obiettivi e risorse, cioè uomini, per completare il progetto. Non ho mai potuto scegliere a mio piacere chi chiamare al lavorare nel progetto. Se mi andava bene riuscivo ad ottenere che facessero qualche training sulle nuove tecnologie. Eppure non ne ho mai fallito uno, almeno finora.

Ergo, la mia esperienza mi dice che  con i concorsi si possono benissimo selezionare ottimi candidati, e con persone non scelte da te sei sempre in grado di centrare gli obiettivi che ti sono stati prefissati.

Tutto questo per dire che, se il problema e’ quello della qualità degli insegnanti, la chiamata diretta, fatta oltretutto da gente poi che accede alla posizione dirigenziale per concorso!, non risolve necessariamente il problema, anzi può aggravarlo.

L’unico modo per migliorare la qualità dell’insegnamento e’, in primis, motivare l’insegnante, economicamente e socialmente, in secundis la formazione continua.

Le scorciatoie, insomma, non esistono.

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Pubblicato il 21 dicembre 2011, in Politica, Scuola con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 11 commenti.

  1. io non sono per la chiamata diretta. o meglio, non ho preclusioni verso di essa, ma la mia proposta è un’altra: concorso, ma a livello di rete di scuole. un po’ come avviene per il bibliotecario del comune: mica si fa il concorso a livello nazionale. il comune fa il bando e chi vuole partecipa

    mi sembrava di averlo scritto chiaramente nell’articolo che hai linkato.

    quanto al surplus di domanda, non è così vero. nelle graduatorie ci sono 240mila docenti, è vero. ma quanti sono in più di una graduatoria? quanti hanno deciso di fare altro nella vita? il conto è molto difficile, ma la mia stima è che i precari “veri” (abilitati che vogliono insegnare) siano circa 150mila (la stima la baso sul fatto che le scuole pescano per le supplenze ormai sistematicamente dalla terza fascia dei non abilitati per quasi tutte le classi di concorso). ogni anno vengono assegnati incarichi annuali e questi sono circa 120mila, non molti di meno degli aspiranti “veri” dunque.

    segnalo infine che oggi sono tornato sul tema rispondendo a gavosto (parlo anche di chiamata diretta)

  2. Marco, a me pareva che la tua propensione verso la chiamata diretta fosse abbastanza esplicita. Del resto il succo del tuo articolo e’, se proprio dobbiamo fare un concorso, che sia un concorso riformista.

    Quanto alla popolazione delle graduatorie, e’ una vergogna che il MIUR non cacci un dato chiaro, visto che e’ facilissimo da ottenere poiché tutti i precari sono registrati nel sistema con il codice fiscale.

    Cmq ho letto la proposta di Gavosto e in linea di massima non sono contrario ne’ alla sua ne’ alla tua proposta.

    Quello che mi preme di dire, comunque, e forse non sono stato torppo chiaro e’ che il problema della qualita’ degli insegnanti non si risolve cambiando i criteri di entrata nel sistema

    • su quest’ultima cosa sono d’accordo. quello che migliora è l’efficienza dell’allocazione delle risorse e solo come conseguenza di quest’ultima la qualità complessiva del sistema

  3. Non sta scritto da nessuna parte che la chiamata diretta la debba fare il preside, o solo il preside (che peraltro non può essere un tuttologo): i Collegi docenti, i Consigli d’Istituto, i Dipartimenti e finanche i Consigli di Classe possono provvedere benissimo alla bisogna.

    Sul fatto poi che alcune scuole attirerebbero insegnanti meno bravi: vero, è un problema. Ma si possono trovare soluzioni, visto che già ora è problematico trovare persone che vadano là: stipendi maggiori, benefit di altro tipo, possibilità di alloggio…se ne possono trovare di cose.

    Sul fatto che nelle aziende (esempio di chiamata diretta) ci sia un 5-10% di negligenti: allo stato attuale è praticamente impossibile sapere la percentuale nella scuola italiana, ma deve essere alta, considerando che una abilitazione o un’idoneità non si negava a nessuno, o quasi. E una volta che sei dentro, sei dentro. Basta accumulare anni, poi puoi essere anche una perfetta capra.

    • Ciao Uqbal,
      in realta’ tu puoi anche dare il potere di assunzione ai collegi docenti, rimane il fatto che che comunque neanche loro sono “responsabili” in quanto comunque agirebbero per conto terzi, cioe’ lo stato, senza rimetterci in proprio. Uno potrebbe pensare poi che in una commissione i rischi di favoritismi sarebbero piu’ bassi, visto che devi mettere d’accordo piu’ teste, purtroppo pero’ come insegnano i concorsi universitari, anche le commissioni sono la fiera della pastette.

      E questo appunto perché manca la responsabilità. L’unico modo a mio parere per migliorare la qualità e’ fare la chiamata diretta dei presidi, fargli contratti a 4/5 anni, assegnargli un tot di budget discrezionale, che possa essere investito in bonus per gli insegnanti o in nuove infrastrutture, comunque in quello che ritengono più opportuno, e degli obiettivi precisi, del tipo riduzione della dispersione scolastica o aumento della media voti della scuola nei test invalsi.

      Se gli obiettivi sono centrati, il rinnovo del contratto e’ automatico, altrimenti a casa.

  4. Aggiungo, sul problema delle scuole indesiderate: costringer un prof., sia pure bravo, ad andare dove non vuole, dubito che ne aiuti l’efficacia.

    • beh a nessuno piace fare delle cose nella vita, pero’ se sei una persona seria le fai. Poi magari ti guardi intorno e ala prima occasione te ne vai

  5. Il discorso sulla responsabilità è giusto. Ma ci sono mezzi di responsabilizzare i collegi docenti e i dipartimenti: nelle scuole inglesi, olandesi, recentemente anche in quelle svedesi e di altri paesi è la REGOLA ricevere una ispezione approfondita ogni 3-4 anni che poi esprime un giudizio articolato, molto articolato e pubblico.

  6. Le conseguenze sono che la scuola, se trovata scarsa sul piano della docenza, deve migliorarsi, pena la perdita dell’autonomia e poi anche dei soldi (anche se l’approccio in quei sistemi non è di “punire” le scuole ma di affiancarsi a loro per migliorare).

  7. Io invece sono decisamente a favore del concorso pubblico nazionale, l’unico metodo di reclutamento che possa garantire la qualità degli insegnanti e l’omogeneità del loro valore su scala nazionale.

    In Francia gli insegnanti sono assunti con concorsi nazionali, con giurie indipendenti che correggono copie anonime e esaminano tutti i candidati convocati per gli orali nella stessa città. Poi ovvio, gli insegnanti sono costretti ad andare dove c’è bisogno, almeno per i primi anni.

    La chiamata diretta è soggetta a tutte le derive clientelati che conosciamo in Italia. è eloguente che a proporla sia stata la Gelmini, rappresentante di quel sistema di potere che calpesta il merito e premia l’incapacità e la sottomissione al potente di turno.

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