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Il Napoli non si addice ai napoletani


Che il rapporto tra i napoletani giocatori del Napoli e il Napoli stesso non fosse facile lo si sapeva da tempo. Senza andare a ripescare i Rambone d’antan, basti pensare ai giudizi su Ferrara e Cannavaro sr che spaccano la tifoseria, o lo psicodramma che ogni domenica accompagna le prestazioni del Cannavaro jr, condito quest’estate anche dalla telenovela, infinita e non conclusa, del rinnovo del contratto.

Troppe pressioni sui giocatori, troppe aspettative del pubblico alla perenne ricerca della bandiera, una società che non gradisce, a torto o a ragione, le medesime bandiere, sempre fonte di problemi nello spogliatoio come nel tifo.

Certo e’ che questa cessione di Quagliarella sembra un disastro di notevoli proporzioni.

In un solo colpo si impoverisce il patrimonio tecnico della societa’, gia’ indebolito dalla partenza di Cigarini, Bogliacino e Datolo, si rinforza una diretta, e odiatissima, rivale per l’Europa, non si rimpinguano le casse della societa’, che, al massimo, ci andra’ in pari con questa cessione. Il tutto condito con una gestione terrificante del caso, esploso nell’immediata vigilia di una partita cruciale per la stagione, assolutamente non gestito dalla societa’, che con un presidente di solito ciarliero, pronto a (stra)parlare di tutto, sceglie invece la strada del silenzio, proprio quando invece ci sarebbe necessita’ di chiarire, di spiegare.

Alla fin fine,il nodo irrisolto a mio parere e’ sempre lo stesso: cosa vuole diventare il Napoli? Quali sono i suoi obiettivi reali?

DeLaurentis parla molto, spesso a sproposito, molto spesso contraddicendosi, pero’ svicola sempre sugli obiettivi. Champions League, scudetto, salvezza tranquilla, Europa League?

Eppure e’ sugli obiettivi prefissati che si giudica una società. Ma forse proprio per questo si rimane sul vago. E la cosa onestamente non mi piace.

Per ora il tutto si regge grazie ai risultati della squadra.

Mazzarri ha forgiato, sta forgiando, una squadra a sua immagine e somiglianza. Poco da dire, su questo.

Ieri a Boras l’Elfsborg e’ stato messo sotto sul piano tattico, prima ancora che su quello tecnico. Squadra concentratissima, nonostante la bomba Quagliarella. Pressing altissimo, nonostante si sia a inizio preparazione. Due goal da manuale di scuola calcio. Cavani mortifero all’esordio.

Basterà? In questa sessione di mercato il Napoli si e’, obiettivamente, depauperato tecnicamente. Via Quagliarella, l’unico che nella squadra aveva il colpo di genio che ti cambia una partita, via Cigarini, l’unico che avesse nelle sue corde la capacita’ di far girare il pallone, via Bogliacino, via Datolo.

In compenso sono arrivati due giannizzeri di Mazzarri: Lucarelli, addirittuta imposto!, e molto probabilmente Modesto.

Mazzarri ha sempre sbandierato l’alibi di essere subentrato solo dopo sette giornate l’anno scorso, per giustificare la mancata qualificazione in Champions League.

Si dimentica pero’ di sottolineare la pessima stagione di Juve e Fiorentina, quella mediocre del Genoa, quella orrida della Lazio, o di ricordare la rimonta del Palermo, che partito dietro di noi, ci e’ arrivato davanti.

L’avere in panca giocatori di valore che ti possano cambiare l’aspetto tecnico tattico di una partita e’ condizione necessaria, anche se non sufficiente, per fare strada in una stagione lunghissima, e DeLaurentis e Mazzarri dovrebbero saperlo bene, pensando proprio a Quagliarella che, espulso per 3 giornate, in finale di stagione ha compromesso la corsa del Napoli verso la Champions.

Certo Mazzarri, con l’avallo, se non addirittura con la richiesta, di cessione di Quagliarella si e’ assunto notevoli responsabilità, peraltro inserendosi in un filone “culturale” ormai predominante nel calcio italiano, cioe’ quello che ritiene che il giocatore di genio, di classe, difficile da irregimentare negli schemi sia inutile, se non dannoso alla squadra, perché rompe gli equilibri, tattici come di spogliatoio.E’ il caso di Quagliarella, come quello di Balotelli. E’ la triste fine del campionato che fu di Maradona, di Zico, di Platini, che infati stenta a fronte di campionati come l’inglese, lo spagnolo e ora anche il tedesco.

Ora la tifoseria e’ un campo di Agramante, la squadra impoverita, la società sotto assedio priva di una qualsiasi comprensibile strategia.

Ne valeva la pena?

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Pubblicato il 27 agosto 2010, in Calcio, Napoli con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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