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Ma di cosa stiamo parlando?


Ieri sera nel mio paesino dell’hinterland milanese c’e’ stato un incontro, organizzato dai comitati genitori delle elementari, per parlare della “riforma” Gelmini con i genitori.

Nonostante fossi stanco morto alle 21 son arrivato (quasi) puntuale. Auditorium strapieno, con gente in piedi.

Inizia l’incontro la prima relatrice una dirigente scolastica che fa un riassunto dei vari provvedimenti in corso, legge 133, decreto 152, mozione Cota, proposte di regolamento, ecc.

La materia e’ tanta,  la dirigente alla fine deve un po’ tagliare l’intervento, ma almeno ha fatto una panoramica sulla materia del contendere.

Passa poi la parola a un sindacalista di un sindacato che non ho mai sentito, ma che poi ho capito fosse di destra, la dirigente infatti sebbene avesse cercato di essere “neutrale ma non neutra” s’era capito da che parte stava.

Comunque il sindacalista esordisce con “Cari colleghi” – ilarita’ in sala (collega de che, si mormora), continua con ” si sta protestando per nulla visto che i decreti delegati (sic) verranno approvati il 27 e solo dopo ci saranno i regolamenti attuativi” – boati e ululati in sala. Non contento prosegue “E’ inutile protestare perche’ tanto verranno approvati, bisogna aspettare gennaio quando verranno formulati i regolamenti, per eventualmente protestare”- grida, boati dalla sala, gente che urla “Si protesta per fermare la votazione”, “Si fa il referendum abrogativo”, “C’e’ la corte costituzionale”

Poi il suddetto passa a parlare di “caduta (sic) degli organici che purtroppo c’e'” – risa in sala, pero’ con i soldi risparmiati si “aumenteranno gli stipendi” – urla dal fondo “dal 2010”.

Il tutto condito con commenti del tipo: “Ma questo da dove viene? dal tribunale di Locri?” causa un pesante accento meridionale che affligge il poveraccio.

Tra urla, frizzi, e lazzi si conclude il penoso intervento, costellato peraltro da tentativi del suddetto sindacalista di negare alcune parti della “riforma” sottolineati da boati vari

Poi si apre lo spazio Q&A in cui, tra gli altri, spicca l’intervento a favore di un insegnate delle medie.

Esordisce dicendo che la scuola fa schifo, e fin qui niente di strano, poi dice che lui ha delle classi che non sanno leggere- brusio in sala dove e’ forte la presenza delle maestre elementari – che e’ colpa delle elementari che fanno schifo – urla e boati- prosegue dicendo che fare il maestro elementare non richiede chissa che preparazione – sollevamento della sala – e conclude dicendo che i soldi risparmiati alle elementari dovranno essere usati per le medie – risate, fischi, ecc.

A questo punto, mi son seccato: chiedo la parola e metto i puntini sulle i.

Dico che bisogna separare il discorso pedagogico, da quello economico.Ricordo le statistiche PIRLS e TIMM, mostro come il problema, in base alle statistiche, non siano le elementari ma le medie. Che qui nessuno non vuole cambiare la scuola, la vorremmo tutti rivoltare, ma che senso ha toccare l’unico pezzo di scuola italiana che funziona? Qual e’ l’idea pedagogica dietro questa riforma? Niente, solo tagli: devono cavare 8 miliardi di euro dalla scuola mentre senza dire niente regalano 140 milioni di euro a Catania in bancarotta grazie al medico del nostro beneamato premier

Se ne viene giu’ la sala dagli applausi

Segue l’intervento di un ex-preside di scuola media che dice che il problema e’ “la gestione delle classi” e che fosse lui ministro ridurrebbe il tempo scuola a 20 ore settimanali perche il problema e’ che alla quinta ora i ragazzi non si tengono

Dulcis in fundo un genitore destrorso che rimpiangeva la sua scuola quando i professori gestivano 90 ragazzi con un dito e “riuscivano a chattare con il commodore 16 (sic)”, e che quindi il voto in condotta e’ cosa buona e giusta, e che non vedeva nulla di strano nel fatto che le maestre dovessero fare un corso di 150/200 ore (dai loro colleghi) per poter insegnare inglese visto che lui, che lavora in una ditta privata, il corso di un mese l’ha fatto fare a un suo collega, e il suddetto poi l’inglese lo parlava benissimo, e quindi perche’ non le maestre ? (vagli a spiegare che imparare l’inglese e imparare a insegnare l’inglese son cose diverse)

Alla fine l’impressione che ne ho avuto e’ la seguente: a parte i diretti interessati (e neanche tutti) nessuno ci capisce una fava, peraltro son pochi quelli che riescono a fare un discorso completo sulla riforma, e tra questi non ce n’e’ nessuno tra i sostenitori della riforma, almeno di quelli che ho sentito io.

Le confusioni tra modulo e tempo pieno imperano. Le statistiche internazionali sono citate a casaccio. DI modello stellare e team di docenti se n’e’ parlato di striscio. Della differenza tra misurazione e valutazione (a proposito del voto in decimi) si e’ solo saputo che esiste, ma dubito che qualcuno ne abbia capito qualcosa.

Insomma, in questo bailamme, di cosa stiamo parlando? Qual’e’ ilmotivo del contendere? Qual’e’ l’intenzione pedagogica dietro questa costellazione di interventi?

A chi sa leggere, a chi perde tempo a spulciarsi resoconti senatoriali, bozze di regolamento, interviste al Ministro, e abbastanza chiaro il modello cui si punta: a quello di 30 anni fa, con un risvolto neo-autoritario, i voti in condotta per tenere a posto i bulli, i voti espressi in decimi perche’ senno’ so troppo difficili da comprendere, i grembiulini per uniformare e dare una finta idea di ordine e cosi’ via, condita da una scorciatoia per tagliare fondi che e’ il maestro unico, con conseguente devastazione del modulo, riducendo le 40 ore inevitabilmente al vecchio dopo-scuola di 30 anni fa appunto.

Ma di tutto questo, cosa passa al genitore?

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Pubblicato il 23 ottobre 2008, in Politica, Scuola, società con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. per favore, stiamo parlando di scuola e qual è non si apostrofa.
    per il resto d’accordo con te su tutto

  2. ti ringrazio per la “segnalazione”, a volte la stanchezza (e la fretta) fa brutti scherzi.
    Ho corretto l’articolo

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