Archivi Blog

Un sondaggio non fa primavera (pero’ aiuta)


I dati scodellati ieri sera da Pagnoncelli  a Ballaro’, che ricordiamo essere il piu’ preciso dei sondaggisti italiani,  potrebbero essere il punto di svolta per le sorti elettorali del centrosinistra

Una Sel che sfiora il 10% in presenza di una IDV quasi ai suoi massimi e a un PD che non slitta ulteriormente significa che Sel sta erodendo il corpaccione degli astenuti alle passate elezioni.
E i risultati si vedono subito: Csx 42,3% vs Cdx 40,2%

Un sondaggio non fa primavera, pero’….

[thx to Pietro Raffa per le immagini]

Scenari elettorali: una analisi dei sondaggi ad oggi


Prima di addentrarci nell’analisi dei tre scenari elettorali ad oggi più probabili vorrei fare un excursus sulle elezioni del 2006 e del 2008. Nella tabella qui sotto ho riportato i risultati elettorali conseguiti nelle due ultime elezioni politiche per diversi cartelli elettorali, per provare a fare un ragionamento euristico su di essi.

Il primo dato da tenere a mente e’ quello dell’astensione: dal 2006 al 2008 un milione e mezzo di cittadini decide di non partecipare al voto. Cercheremo di capire da dove provengano.

Innanzitutto occorre osservare che il Centrodestra Storico [FI/AN(PDL)/Lega/UDC] nel 2008 guadagna 700mila voti, mentre il Centrosinistra Storico [Ulivo(PD)/IDV/RC/PDCI/Verdi/RNP] ne perde ben 2 milioni e mezzo. Anche in questo caso cercheremo di capire dove sono finiti questi voti.

Se scomponiamo il risultato del Centrodestra Storico nei due blocchi PDL+Lega e UDC notiamo una prima anomalia. Dal 2006 al 2008 l’UDC perde 500mila voti circa mentre il duo forzaleghista ne guadagna circa un milione. Contemporaneamente LaDestra di Storace, che attinge più o meno nello stesso bacino elettorale, raccoglie circa 900mila voti.

Ora, perché in un contesto di crescita di tutte le forze del centrodestra, a fronte di una generica e massiccia diminuzione dell’affluenza solo l’UDC perde voti?

La mia risposta e’ perché l’UDC e’ la camera di compensazione dei passaggi di voto da uno schieramento all’altro.

Mi spiego meglio: in Italia il sistema politico e’ sostanzialmente ingessato in due blocchi elettorali tra i quali i passaggi di voto sono minimali, residuali. Gli elettori scontenti del proprio partito vagliano in genere due scelte: votare un partito alleato o comunque non ostile al suo blocco di riferimento oppure astenersi. L’idea di votare per l’avversario di sempre non li sfiora neanche, votano per il partito viciniore. In questo contesto l’UDC diventa un porto di mare: accoglie voti di elettori insoddisfatti del PD, cede voti alla sua destra di elettori che non gradiscono il suo sganciamento dal blocco elettorale berlusconiano.

Ma in quale misura  avviene questo movimento? L’analisi dei risultati elettorali dell’UDC alle scorse regionali ci da’ una mano.  L’UDC assieme al centrosinistra o quando corre in maniera isolata perde dal 35% al 40% dei voti.

Se facciamo un’ipotesi conservativa, cioè che il 35% dei voti dell’UDC nel 2006, 2.5 milioni, siano rimasti nel perimetro del duo PDL-Lega, parliamo quindi di circa 900mila voti, possiamo inferire che i 400mila voti che verrebbero a mancare per far raggiungere all’UDC quota 2 milioni nel 2008 vengano dal PD, cioè dal Centrosinistra Storico.

A questi si devono aggiungere, sempre in uscita, i circa 500mila voti che dal recinto del Centrosinistra Storico si spostano verso l’estrema sinistra di Sinistra Critica e di PCL o verso partitini come Per il Bene Comune fondati da transfughi come Willer Bordon.

In totale circa 900mila voti in uscita verso altre formazioni politiche. Il restante 1.6 milioni di voti si capisce bene dove finisca, almeno in grandissima parte, al netto di minimi passaggi sull’altra sponda, cioè nell’astensione.

Ricapitolando: il centrodestra ha ottenuto il suo massimo storico in queste due elezioni, oltre verosimilmente non andrà, anzi e’ ragionevole aspettarsi una sua fuga di elettori verso l’astensionismo. Fuga che potrebbe ridurre il gap con il Centrosinistra Storico, che pero’ per colmarlo definitivamente e possibilmente superare il Centrodestra, almeno nella sua forma ristretta, deve recuperare in tutto o in parte significativa il suo milione e mezzo di astenuti.

E ora passiamo ad analizzare brevemente gli scenari elettorali in termini di sondaggi.

I dati sono quelli ottenuti da Termometro Politico, e i grafici riportano le medie mensili delle coalizioni nei sondaggi.

Lo schema tripolare

Qui si affrontano il CentroDestra in formato ristretto [PDL/Lega/LaDestra] vs Terzo Polo vs CentroSinistra Storico. Quarto pesantissimo incomodo il Movimento 5 Stelle.

In questo scenario il Centrosinistra vecchio stile e’ dietro al Centrodestra di 1-2 punti percentuali. In questo contesto un ruolo chiave e’ giocato dal M5S che sottrae al Centrosinistra quei 2-3 punti percentuali che consentirebbero la vittoria, almeno alla Camera.

Lo scenario Comitato Liberazione da Berlusconi – CLB

Qui ho elaborato due scenari. Nello scenario A mi sono limitato a sommare le percentuali dei singoli partiti. Nello scenario B ho invece applicato una correzione “real-life” in base ai risultati delle passate Elezioni Regionali: ho cioè supposto che solo il 60% dei voti attribuiti nei sondaggi al Terzo Polo confluisca nella Grande Alleanza Costituzionale mentre il restante 40% l’ho sommato a un Fronte Berlusconiano formato da PDL/Lega/LaDestra e Respondabili vari. In entrambi i casi ho considerato il M5S come unico “serio” competitor per entrambi i poli, ma nell’opzione B ho supposto il movimento “fisso” ai suoi massimi, poco più del 3%,  in quanto raccoglierebbe inevitabilmente un po’ di scontenti del centrosinistra

Scenario CLB – A

Scenario CLB – B

In entrambi i casi il CLB appare vincente, tuttavia nell’opzione B, saremmo veramente ai limiti del margine di errore.

Lo scenario “Santa Alleanza”

Questo scenario e’ probabilmente il piu’ cervellotico delle ipotesi attualmente in circolazione, cioe’ un rassemblement antiberlusconiano privo del maggior esponente dell’antiberlusconismo, cioe’ di Antonio Di Pietro.

In questo caso ho considerato che in tale “santa” configurazione il Terzo Polo perda solo il 20% dei voti unendosi al Csx privo di DiPetro. Il restante 20% l’ho sommato al Fronte berlusconiano. Ho poi supposto che IdV e M5S si presentino insieme in una lista di Duri e Puri il cui risultato e’ dato dalla somma dei dati di IdV e del massimo raggiunto da M5S nei sondaggi di questi mesi.

In questo caso la Santa Alleanza prevarrebbe, ma di poco e comunque entro i margini di errore statistico.

Conclusioni

Nessuno degli scenari sopraelencati da’ una assoluta certezza di vittoria al fronte degli oppositori di Berlusconi. Alcuni scenari sembrano più rassicuranti di altri, tuttavia ci sono parecchi fattori aleatori  che potrebbero intervenire, come ad esempio la posizione della Chiesa che potrebbe influenzare alcune fasce di votanti sul confine PDL/Terzo Polo. Cio’ che mi sento di dire e’ che le grandi alleanze senza chiare prospettive non sono il modo migliore per richiamare al voto i cittadini delusi con il rischio che le elezioni anticipate si trasformino in una corsa al ribasso con sgradevoli sorprese finali.