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Egregio Presidente


Le scrivo la presente per esprimere tutta la mia angoscia per quello che e’ successo ieri sera.

La sua firma sotto quel decreto legge e’ uno schiaffo a chi lavora onestamente dalla mattina alla sera, alle prese con inderogabili scadenze di lavoro e burocratiche.

Artigiani a cui non basta fare una passeggiata all’Agenzia delle entrate per dire di aver rispettato i termini di pagamento delle tasse, insegnanti cui non basta fare una capatina in classe per dire di aver compiuto il proprio dovere, impiegati cui non basta avere un indistinto scarabocchio sulle proprie pratiche, pena la loro inutilità, e cosi’ via.

Ma non e’ solo questo,  ieri sera e’ morto anche formalmente lo stato di diritto in Italia: il diritto di competere  ad armi pari per il governo del paese.

Ora infatti sappiamo che il governo ha il potere di interpretare le norme come più gli aggrada, come un bambino prepotente e stizzoso che presagisce una possibile sconfitta nel suo gioco preferito.

Finora avevo visto in lei il garante dell’Unita’ Nazionale, di tutti i cittadini, il mio garante. Da ieri sera non più

Tristemente

Eugenio Angelillo

Inviata a https://servizi.quirinale.it/webmail/missiva.asp

Come d’acciaio resiste la città


L’unica cosa che mi consola in momenti come questi e’ che alla fine, in circostanze piu’ tragiche delle attuali, qualcuno trovo’ la forza, il coraggio e la dignità per resistere e vincere.

Siamo nel momento piu’ buio della notte, ma l’alba verra’ prima o poi anche per noi.