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Bisogna bastonare il cane mentre affoga


I problemi dell’Italia esistevano da prima che Silvio Berlusconi decidesse di fare politica per salvare le sue aziende. Tuttavia le sue responsabilita’ sono enormi nell’averli fatti incancrenire tutti in questi venti anni a causa del suo velleitario ideologismo neoliberista usato per mascherare il cinico pragmatismo di chi ha incrementato il proprio patrimonio fino ai quasi 10 miliardi di euro attuali.

Come spiega benissimo Malvino le dimisioni post-datate sono un altro errore, dopo il mese di tempo gentilmente concessogli l’anno scorso dal Presidente della Repubblica che gli permise d mettere insieme il gruppo farlocco dei Responsabili, e trascinare in lungo una situazione che era chiaramente senza sbocchi, facendo pagare un prezzo salatissimo al paese mentre lui provava per l’ennesima volta a ricomporre i suoi guai finanziari e giudiziari.

Ora e’ chiaro, chiarissimo, che lui continui a tirarla per le lunghe per non consentire l’arrivo di un governo al lui, anzi alle sue aziende, ostile o quantomeo autonomo, con una agenda che non ricalchi le sue personali necessita’. Come e’ altrettanto logico che voglia metterci un lacche’ alla sua testa.

 

Per cui userà questo tempo per provare a ricomprarsi qualche scontento e per dividere le opposizioni ficcando nella legge di stabilita’ qualche norma indigeribile ad una parte di esse, probabilmente sul mercato del lavoro, ammantandosi di europeismo e colpendo ovviamente quei segmenti popolari piu’ lontani da quel blocco sociale che e’ lo zoccolo duro del suo bacino elettorale.

Che queste misure passino o meno, avrà almeno seminato zizzania, avrà provato a gettare sulle opposizioni  parte dei suoi fallimenti e avrà tentato di dimostrare che non c’e’ una maggioranza alternativa alla sua.

Tuttavia e’ in un momento di oggettiva debolezza e una opposizione ferma e compatta puo’ arginare questi colpi di coda, se ha coscienza che Berlusconi non e’ ancora finito, che ha ancora enormi risorse finanziare e mediatiche a sua disposizione.

Per cui, no excuse, aldila’ di quello che oggettivamente si pensi su alcune misure, Bersani, Casini e DiPietro si devono muovere all’unisono, prendere in mano la legge di stabilita’ e imporla alla ex-maggioranza sfarinata, senza farsi dividere o tentare dalle polpette avvelenate che il berlusconi ferito disseminera’ sicuramente lungo il percorso.

Queste due settimane dovranno servire anche per capire se effettivamente ci possa essere spazio per un governo tecnico, che pero’ non potra’ essere appoggiato dal Berlusconi per l’ovvio motivo che questo appoggio sara’ assolutamente tattico e impedira’ qualunque “riforma” che non sia a danno dei ceti popolari, men che mai riforme che posano toccare il suo core business. Per cui, o si stacca un gruppo di deputati dal PDL, e con questi si mette in piedi un governo serio, o e’ meglio votare subito, con la coscienza che la Lega all’opposizione usera’ l’antieuropeismo e la xenofobia per riguadagnare il terreno perduto, mentre il Berlusconi pompera’ soldi nel PDL e sparera’ a palle incatenate e ad alzo zero contro chiunque tocchi i suoi interessi tramite le sue televisioni e i suoi giornali.

E piu’ tempo passa maggiori sono le chanche che il cane tocchi la riva.

 

 

Civati, Renzi, Bersani e via rottamando


Ci sono state in queste settimane diverse iniziative politiche di rilievo nell’area che afferisce al PD: i TQ al’Aquila, i Civacchiani a Bologna, Renzi a Firenze e Bersani a Napoli. Un tempo mi sarei schierato abbastanza facilmente per una qualsiasi delle correnti che si affronterebbero in un ipotetico congresso. Stavolta pero’ , forse per stanchezza, forse per disillusione, nessuno di loro mi ha emozionato, e poiche’ secondo me non si puo’ fare politica senza emozionare li ho seguiti in maniera distaccata, da lontano.

Credo che tutti loro stiano facendo dei grossolani errori, per altro speculari.

Bersani semplificando ritiene, o almeno si muove in quell’ottica, che la politica si giochi negli accordi tra le élite dirigenti siano esse politiche, economiche o religiose. I imiti di tale approccio mi paiono cosi’ evidete che non sprechero’ parole su di loro.

Civati e Renzi invece fanno l’errore opposto riducendo la questione politica al ricambio generazionale all’abbattimento dell’attuale élite dirigente del PD.

Ora anche qui io ho semplificato molto, tuttavia rimane il fatto, secondo me sottovalutato dai rinnovatori del PD, che Bersani non e’ un generale senza esercito, anzi ha un bello zoccolo duro su cui ha vinto un congresso 3 anni fa.

Il problema, nell’ordine, del PD e del centrosinistra e’ che nessuno dei due gruppi (rinnovatori/rinnovandi) ormai e’ egemone nell’area politica. E’, al momento, un dialogo tra sordi perche’ nessuno dei due vuole sentire le ragioni dell’altro e si guatano da lontano con malcelata insofferenza. Tuttavia entrambi sono necessari per vincere e mentre Bersani vede nei rinnovatori i movimentisti elitari d’antan, costoro invece pensano che eliminando i rinnovandi il loro blocco sociale gli caschi tra le braccia senza colpo ferire. Entrambi a mio parere sbagliano commettendo due errori speculari che compromettono seriamente le possibilità di vittoria alle prossime elezioni, o quantomeno rischiano di rendere la vittoria monca e ambigua.

Io spero che esca fuori qualcuno che sappia fare la sintesi dei due blocchi, ma sono piuttosto pessimista.