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Media primarie del centrosinistra: Bersani vs Renzi vs Vendola


In previsione delle primarie di domenica prossima diversi istituti di sondaggi hanno provato a misurare il consenso riscosso dai Fantastici 5 presso l’elettorato del centrosinistra. Il compito tuttavia risulta doppiamente improbo a causa della difficile quantificazione dell’elettorato delle primarie. Nel 2006 Prodi fu incoronato leader da una consultazione di oltre 4 milioni di cittadini. Bersani nel 2009 fu incoronato segretario del PD con poco più del 50%, 1.6 milioni di voti su un totale di circa 3 milioni. Lo stesso Bersani, in maniera un po’ paracula indica in 2 milioni di elettori la soglia del successo per la partecipazione.

Fatto sta che gli stessi istituti hanno spesso proposto 2 scenari nelle loro indagini, a volte ignorando completamente i competitors minori, Puppato e Tabacci. Anche l’approccio metodologico e’ stato abbastanza diverso. Alcuni hanno dedicato indagini approfondite come l’IPSOS del 21/11 che interroga 3000 persone cosi’ come il TECNE del 12/11, altri sembra che abbiano considerato giusto il sottocampione degli elettori di centrosinistra intenzionati ad andare a votare che rispondono ai classici sondaggi nazionali  come nel caso del sondaggio Lorien del 9/11. In altri casi abbiamo rilevazioni su un numero veramente minimo di elettori, ad esempio il sondaggio dell’Istituto Piepoli si basa su solo 306 interviste, con un elevato errore statistico, oltre il 5%. Inoltre non tutti forniscono i margini di errore delle loro rilevazioni. Questa mancanza di omogeneità può  influire sicuramente sulla qualità di una media semplice e per questi motivi ho preferito ricorrere ad una media “pesata” sulle interviste fatte da ogni sondaggio. Il risultato di questa operazione ci mostra un Bersani nettamente in testa con il 41%, circa 10 punti percentuali su Matteo Renzi, ma ben lontano da una vittoria al primo turno che pure sarebbe nelle sue possibilità , visto che come dicevo parte da un serbatoio  di 1.6 milioni di voti con cui ha vinto le primarie del 2009.
Anche considerando i trend Bersani sembra solidamente attestato sulla soglia del 40% in leggera ascesa, mentre Renzi pur avendo un trend ascendente più deciso che gli ha fatto agevolmente superare quota 30%  riesce a sfiorare quota 40% in un solo sondaggio. In leggera discesa mi paiono invece le quotazioni di Nichi Vendola: partito con percentuali più vicine al 20% che al 10% attualmente pare essere più vicino al 10% che al 20% confermando la mia capacita’ di scegliere sempre il candidato perdente.

Non facciamoci del male


Le battaglie vere non debbono spaventare perché solo le battaglie vere selezionano leader seri.

E quindi la proliferazione di candidature alle primarie e’ cosa buona e giusta.

Essendo il PD un partito inclusivo – come dovrebbe a tutti gli effetti essere – come il Partito Democratico americano e’ normale e naturale che si possano esprimere più  candidature, sei sette otto, quante ne volete. Alcune di queste servono semplicemente a marcare il territorio, altre puntano a spostare la corsa sulle tematiche che a loro interessano, altre sono semplicemente velleitarie. Alla fine la vera corsa e’ tra due o tre contendenti.

Sul piano strettamente tattico questa esplosione di candidature e’ invece connaturata alla segreteria Bersani, nel senso che prima Bersani ha imbarcato la qualunque per vincere il congresso contro Veltroni e poi ha cooptato la classe dirigente delle mozioni sconfitte, senza pero’ cooptarne la base. La quale base preme invece per candidature alternative a quella del segretario, che ricordiamoci ha vinto il congresso con il 55% dei voti, non certo una vittoria schiacciante.

Renzi per inciso sta sfruttando molto bene questo fatto aggregando parecchie simpatie di chi vorrebbe liberarsi della vecchia guardia alle spalle di Bersani.

La tentazione del resto e’ forte anche per me, fare un bel repulisti di vecchi arnesi, ma poiché il programma di Renzi non mi piace, resisterò alla tentazione mio malgrado, perché il votare contro Bersani equivale al votare contro Veltroni e il fare fronte turandosi occhi naso e bocca non serve altro che a rimandare la risoluzione degli altri n-mila problemi del partito.

E quindi niente: il “Non facciamoci del male” dell’Unita’ e’ un controsenso e un errore tattico e strategico perché esprime solo la paura di una vecchia classe dirigente di essere spazzata via e basta.

L’unico modo serio di farsi del male e’ non pubblicare il regolamento delle primarie, ammiccare e tergiversare e poi magari provare a vincere la partita con qualche trucchetto formale alla Rosy Bindi. Il che si tradurrebbe in una non-vittoria alle primarie e a un prodromo di sconfitta alle elezioni.

Sempre che l’obiettivo non sia proprio quello: spianare la strada a un Monti-bis magari più riequilibrato a sinistra grazie ai nuovi rapporti di forza nel parlamento, qualunque cosa possa significare questo riequilibrio a sinistra per un governo oggettivamente di destra liberale e strutturalmente incapace di risolvere i problemi del paese perché chiuso nella sua ideologia liberale.