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Sulle pensioni di reversibilità: bufala o no?
Detto che non ha senso scagliarsi contro le pensioni d’oro e poi adontarsi perché si vuole razionalizzare le pensioni di reversibilità (che sono cumulative) non e’ nemmeno vero che nella legge delega non si parli di loro.
Infatti se l’unico articolo del DDL si limita a recitare
" il Governo è delegato ad adottare [...] uno o più decreti legislativi recanti: [...] b) la razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale, nonché di altre prestazioni anche di natura previdenziale, sottoposte alla prova dei mezzi, compresi gli interventi rivolti a beneficiari residenti all'estero, fatta eccezione per le prestazioni legate alla condizione di disabilità e di invalidità del beneficiario; "
senza citare espressamente le pensioni di reversibilità, tuttavia nell’analisi di impatto che lo accompagna il DDL c’e’ scritto
"Le principali prestazioni di natura assistenziale, ovvero di natura previdenziale ma comunque sottoposte alla prova dei mezzi sono: assegno sociale, pensione di reversibilità, integrazione al minimo, maggiorazione sociale del minimo, assegno per il nucleo con tre o più figli minori. Con riferimento all'anno 2015, i beneficiari delle prestazioni e la relativa spesa sono stati: assegni sociali: beneficiari attuali 845.824 (escludendo gli invalidi civili), spesa totale 4.266.505.421 euro; pensione di reversibilità: beneficiari attuali 3.052.482; spesa totale 24.152.946.974 euro; integrazione al minimo: beneficiari attuali 3.469.254, spesa totale 20.500.376.967 euro; maggiorazione sociale del minimo: beneficiari attuali 848.893, spesa totale 1.966.254.405 euro; assegni per il nucleo familiare con tre o più figli minori: beneficiari attuali 234.332, spesa totale 396.292.957,93 euro (anno 2014)."
Insomma esiste almeno qualche ambiguità e francamente vista la vastità della delega e i pessimi precedenti di Poletti in tema di diritti dei lavoratori io senza sapere ne’ leggere ne’ scrivere non mi fiderei.
Voti assoluti e trend elettorali
E’ da diverso tempo che osservo l’andamento di quelli che io chiamo i “voti assoluti”, cioe’ l’effettivo numero di voti che un partito prenderebbe al netto dell’astensione e degli indecisi, insomma il loro zoccolo duro di partenza in caso di competizione elettorale quando il bacino degli astenuti e degli indecisi si andra’ a prosciugare. 
Nell’immagine potete dunque vedere l’andamento di questi voti negli ultimi 12 mesi.
La prima osservazione da fare e’ pero’ sul grafico inferiore: in questi 12 mesi, per quanto strano possa sembrare, la media percentuale di voti assoluti (cioe’ il numero di quelli che sicuramente andranno a votare per un dato partito) e’ in discreto aumento, essendo passata dal 50% al 55%.
Chi ha beneficiato di questi voti lo si puo’ vedere dal grafico superiore: il Movimento 5 Stelle ha recuperato circa 2 milioni di voti. Puo’ sembrare tanto ma in realta’ 12 mesi fa aveva praticamente dimezzato il patrimonio elettorale conquistato nel 2012.
Il Partito Democratico ha avuto un andamento oscillante per tutto l’anno, tra i 7.5 e gli 8.5 milioni di voti approssimativamente, chiudendo l’anno ai livelli raggiunti dal PD di Bersani. Certo questi voti per Renzi sarebbero un punto di partenza e non di arrivo come furono per il precedente segretario, tuttavia le capacita’ espansive del partito sembrano essersi raffredate e il 2015 sembra essere stato un anno di stagnazione piu’ che di consolidamento.
Consolidamento che invece pare abbia fatto la Lega all’interno del bacino classico del centrodestra. Bacino che, se includiamo i voti di Fratelli d’Italia, non presenti nel grafico, comunque arriverebbe a pareggiare piu’ o meno quello dei 5 Stelle.
Da segnalare anche un piccolo trend in gennaio e febbraio: la curva del PD in queste poche settimane del 2016 e’ in ascesa discretamente ripida, mentre quella degli altri partiti e’ decisamente piatta.
Infine curiosamente c’e’ da segnalare che i picchi di voti decisi si hanno durante le cacanze estive, a cavallo di ferragosto, e invernali, a Natale. Sono numeri probabilmente dovuti allo scarso numero (e qualita’) delle rilevazioni in quei periodi, tuttavia e’ strano che gli eventuali errori sistematici siano verso l’alto e non verso il basso. Una possibile interpretazione potrebbe essere che in quei periodi la percentuale di anziani, che solitamente rimangono in casa in numero maggiore rispetto a famiglie con bambini, che viene considerata nei sondaggi sia piu’ alta e, vista la generale maggiore propensione al voto delle fasce piu’ anziane della popolazione, questo influisca sulla rilevazione.
