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Il semaforo


Facendo due chiacchiere con qualche collega arrabbiato del Centrodestra ho scoperto una cosa incredibile: con un sistema ben congegnato, il Pdl alle Europee è riuscito a neutralizzare il voto di preferenza ed a costruire liste praticamente bloccate, come voleva Berlusconi. Ricordate la nostra contrattazione sulla legge elettorale? Loro vinsero sul mantenimento dei collegi grandi, si trovò un compromesso sullo sbarramento al 4% (noi volevamo il 3%, loro il 5%) e noi vincemmo sulle preferenze, o almeno così ci sembrò. Invece, i coordinatori del Pdl si sono inventati il sistema del semaforo ed hanno fregato tutti: sia noi, sia (soprattutto) gli elettori, che pensano di poter scegliere chi andrà in Europa mentre invece è già tutto deciso. Faccio l’esempio del nordest, dove i posti a disposizione per il Pdl dovrebbero essere 4 (5 secondo le migliori previsioni): si presenta una lista di 13, divisa in una fascia verde, una fascia rossa ed una fascia gialla, naturalmente invisibili ad occhio nudo e mischiate fra loro. Nella fascia verde metto i 4 che porterò a Strasburgo: Sergio Antonio Berlato (uscente, da riconfermare), Antonio Cancian (ex deputato Dc del trevigiano), Elisabetta Gardini (uscente, da riconfermare) ed Amalia Sartori della Lia (uscente, da riconfermare). Nella fascia rossa metto tutti quelli che non andranno a Strasburgo, se anche venissero sommersi dai voti, perché sono ineleggibili: Silvio Berlusconi (presidente del Consiglio), Alberto Balboni (senatore Pdl di Ferrara), Michaela Biancofiore (deputato Pdl di Bolzano), Giovanni Collino (senatore Pdl di Treviso), Maurizio Paniz (deputato Pdl di Belluno). Su 13 candidati in lista, ci tengo a sottolinearlo, 5 sono ineleggibili. Tolti i 4 della fascia verde, che andranno sicuramente in Europa, ed i 5 della fascia rossa, che altrettanto sicuramente resteranno a Roma, rimangono 4 posti per la cosiddetta fascia gialla, in cui Berlusconi ha fatto mettere tutti nomi di seconda o terza fascia, per lo più giovani: non riusciranno a prendere troppi voti di preferenza, in maniera da non infastidire i candidati veri, ma potrebbero ritrovarsi al Parlamento europeo in caso di exploit del Pdl: Laura Calò (funzionaria del Pdl in Trentino Alto Adige), Maria Gabriella De Maria (sulla quale purtroppo non so dirvi molto, tranne che avrebbe 34 anni, perché non sono riuscito a trovare il suo sito internet), Fabrizio Frosio (38 anni, fondatore di un certo Movimento Politico Destra Libertaria) e Fiorella Rigon (presidente del Circolo giovani Pdl di Mestre). Rossi, gialli e verdi, come vi dicevo, sono mischiati, per non dare troppo nell’occhio: così, dopo aver fatto due conti, scopri che gli eletti del Pdl del nordest saranno certamente il numero 3, il 6, il 10 ed il 13. L’unica differenza con la lista bloccata è che qui non sono in fila, dal 2 in poi: anche in questo caso, infatti, Berlusconi non avrebbe rinunciato a mettersi in testa. Ora, se volete discutiamo una vita sulle candidature del Pd, e voi mi direte che ci voleva più rinnovamento, ed io vi risponderò che qualche nome in gamba c’è davvero, e voi mi direte sì ma non è abbastanza, ed io vi risponderò che le preferenze servono proprio a scegliere, ed andremo avanti così fino al 7 giugno, quando scopriremo chi ce l’ha fatta dei nostri e chi no. Perché noi, a differenza loro, ancora non lo sappiamo.

via Andrea Sarrubi

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Pubblicato il 27 maggio 2009, in Politica con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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