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Repetita iuvant


Niente da fare, neanche questa volta il Bossi jr e’ riuscito a farsi promuovere all’esame di maturita’.

Nonostante la bocciatura bis a luglio, nonostante l’inusitata procedura del Ministero dell’Istruzione che, a fronte di un ricorso al TAR, per cautelarsi , gli ha rifatto fare l’esame orale alla presenza di un Ispettore del ministero, nonostante l’abbandono dell’amato Cattaneo per abbracciare le vette apolitiche della fisica, nonostante tutto questo il rampollo dell’Umberto ha rimediato l’ennesima bocciatura.

Quanto al babbo, che a luglio si scaglio’ contro i professori meridionali, ora che fara’? Se ne uscira’ con un manifesto contro la scienza terrona?

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Pubblicato il 29 novembre 2008, in Uncategorized con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Niente da fare.
    Neppure al terzo tentativo Renzo Bossi, secondogenito del Senatur, è riuscito ad acciuffare la maturità scientifica.
    A nulla è valso l’intervento del ministero dell’ Istruzione, retto dalla meritocratica Gelmini, che gli aveva concesso il terzo grado di giudizio.
    Quest’estate, dopo la seconda trombatura per “gravi lacune in quasi tutte le materie”, si era ipotizzata una sua imminente discesa in campo come delfino di cotanto padre: con quel quoziente culturale, aveva diritto quantomeno a un ministero.
    Ma l’illustre genitore smentì: “Più che un delfino, Renzo è una trota”.
    Dopodichè, essendo ministro delle Riforme, propose una riforma ad personam, anzi ad trotam: “Dopo il federalismo bisogna riformare la scuola. Non possiamo lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Un nostro ragazzo (uno a caso, ndr) è stato bastonato agli esami perché aveva presentato una tesina sul federalista Cattaneo. Questi sono crimini contro il nostro popolo e devono finire”.
    Detto, fatto.
    Il governo impose il terzo esame, alla presenza vigile di un ispettore ministeriale.
    Stavolta Renzo aveva lasciato perdere Cattaneo e aveva presentato una tesina in fisica.
    Ma non c’è stato verso.
    Ora, per evitare che il giovine finisca nelle grinfie di Brunetta come fannullone o in una classe differenziale per ciucci e immigrati (come da proposta leghista), non c’è che una soluzione: chiamare Ghedini e Alfano e approntare al più presto una legge ad hoc per trasferire l’esame a Brescia o, meglio ancora, garantire la promozione automatica ai figli delle alte cariche dello Stato, ministri compresi.
    Un Lodo Trota.

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