La vita di Galileo Galilei
La “Vita di Gaileo Galilei” e’ innanzitutto un testo piacevolmente complesso, con una prosa articolata che solo qua e la’ pecca di un lirismo ottocentesco che si vede essere nelle corde dell’autore, Antonio Banfi. E questa tutto sommato la sua unica pecca. Per il resto inquadra magistralmente la vita di Galileo nel suo periodo storico, coglie perfettamente la novità del pensiero scientifico galileiano in contrapposizione allo spirito della Controriforma con cui si scontra. Laddove Galileo vede l’esperienza, e la sua interpretazione, come fondamento del sapere scientifico i suoi oppositori sono in grado di rispondergli solo tramite l’autorità dei libri, siano essi i tomi di Aristotele o i Testi Sacri, comunque solo rivendicando il principio di autorità sia esso filosofico e/o religioso. Tuttavia Galileo non comprende che postulando il diritto del pensiero alla libera speculazione scientifica non suscitava solo l’invidia dei mediocri, ma andava a colpire le fondamenta della Controriforma cattolica. E che nessuna mediazione e’ possibile con chi ritiene che la metafisica, qualunque essa sia, debba avere l’ultima parola sulla fisica. Qui in fondo sta la tragedia di Galileo, l’essersi immolato senza aver pienamente compreso lo scontro epocale cui aveva dato inizio. E tuttavia la sua intuizione e’ stata cosi’ accecante, la sua organizzazione del metodo scientifico cosi’ chiara che nonostante tutto e’ sopravvissuto alla sua condanna e perfino alla sua tragica abiura.
Civati, Renzi, Bersani e via rottamando
Ci sono state in queste settimane diverse iniziative politiche di rilievo nell’area che afferisce al PD: i TQ al’Aquila, i Civacchiani a Bologna, Renzi a Firenze e Bersani a Napoli. Un tempo mi sarei schierato abbastanza facilmente per una qualsiasi delle correnti che si affronterebbero in un ipotetico congresso. Stavolta pero’ , forse per stanchezza, forse per disillusione, nessuno di loro mi ha emozionato, e poiche’ secondo me non si puo’ fare politica senza emozionare li ho seguiti in maniera distaccata, da lontano.
Credo che tutti loro stiano facendo dei grossolani errori, per altro speculari.
Bersani semplificando ritiene, o almeno si muove in quell’ottica, che la politica si giochi negli accordi tra le élite dirigenti siano esse politiche, economiche o religiose. I imiti di tale approccio mi paiono cosi’ evidete che non sprechero’ parole su di loro.
Civati e Renzi invece fanno l’errore opposto riducendo la questione politica al ricambio generazionale all’abbattimento dell’attuale élite dirigente del PD.
Ora anche qui io ho semplificato molto, tuttavia rimane il fatto, secondo me sottovalutato dai rinnovatori del PD, che Bersani non e’ un generale senza esercito, anzi ha un bello zoccolo duro su cui ha vinto un congresso 3 anni fa.
Il problema, nell’ordine, del PD e del centrosinistra e’ che nessuno dei due gruppi (rinnovatori/rinnovandi) ormai e’ egemone nell’area politica. E’, al momento, un dialogo tra sordi perche’ nessuno dei due vuole sentire le ragioni dell’altro e si guatano da lontano con malcelata insofferenza. Tuttavia entrambi sono necessari per vincere e mentre Bersani vede nei rinnovatori i movimentisti elitari d’antan, costoro invece pensano che eliminando i rinnovandi il loro blocco sociale gli caschi tra le braccia senza colpo ferire. Entrambi a mio parere sbagliano commettendo due errori speculari che compromettono seriamente le possibilità di vittoria alle prossime elezioni, o quantomeno rischiano di rendere la vittoria monca e ambigua.
Io spero che esca fuori qualcuno che sappia fare la sintesi dei due blocchi, ma sono piuttosto pessimista.
