Berlinguer, Nel 1983. Ripeto nel millenovecentoottantatré, scritto bello in lungo cosi’ capite meglio , Berlinguer fece un’analisi piu’ profonda su internet e la democrazia digitale del 90% della attuale classe dirigente che oggi confonde Twitter con Facebook ed entrambe con il male assoluto

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Un contributo di buonsenso e straordinaria attualità sul significato delle rivoluzioni tecnologiche viene da un’intervista di Ferdinando Adornato all’allora segretario del PCI Enrico Berlinguer del dicembre 1983, appena ripubblicata da Aliberti. L’occasione è il confronto tra il mondo reale e quello, distopico, immaginato da George Orwell per l’anno seguente.

Cinque i concetti chiave:

1. L’esito delle rivoluzioni tecnologiche non dipende dallo strumento in sé, ma dal modo in cui i cittadini lo utilizzano e dalla qualità dei contenuti di cui fruiscono.

2. Non si deve dare per scontato il potere liberatorio delle tecnologie. Ma nemmeno, di converso, reagire all’innovazione con il rifiuto a priori, o con la tentazione di rigettarla solamente per conservare lo status quo (il determinismo tecnologico, in altre parole, è falso).

3. L’esito delle rivoluzioni tecnologiche è infausto per le popolazioni che le subiscano passivamente, affidandone interamente la gestione ai governi e al…

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Appocundria di Diego


L’altra sera mi e’ venuta una botta di appocundria per Diego Armando Maradona. Non nostalgia, neanche malinconia, proprio quel misto delle due cose, unito al magone, al rimpianto che noi napoletani chiamiamo appocundria,a rivaleggiare con la saudade dei brasiliani.
Mi direte sai che novità, chiunque abbia visto almeno una volta il calcio fatto uomo palleggiare su un campo di pallone ha nostalgia di lui, figurarsi noi che l’abbiamo avuto sotto casa per anni.
E in effetti non e’ mica la prima volta. Quando sono triste e depresso vado a cercarmi su youtube la punizione a 2 in area contro la Juve, quell’immenso sberleffo che fece a un arbitro prono ai detronizzandi juventini dopo un balletto degno di un tabarin di infima categoria della barriera bianconera, oppure il goal di testa a Galli in un Napoli Milan finito 4-1, prova provata che il genio del pallone ha vestito una casacca azzurro cielo per qualche anno.
Nei casi più disperati rispolvero la puntata di Sfide a lui dedicata, amorevolmente scaricata a pezzi da youtube e rimontata in modo da non interrompere la visione. C’e’ stato persino un periodo che la tenevo a portata di mano sull’ipod.
Ma non sono stati i suoi goal a mancarmi stavolta, ne’ i suoi lanci brucianti quali tagli di Fontana sui prati di mezza Italia.
Mi mancavano le sue parole.
Ora, di tutto questo casino coi biglietti, gli striscioni, gli stadi pieni e semivuoti, non so in realtà cosa avrebbe detto o fatto. Magari avrebbe chiamato a raccolta la gente contro il Chelsea, e noi saremmo accorsi, perché a certi richiami non si può sfuggire. Oppure magari avrebbe comprato un centinaio di biglietti e li avrebbe dati gratis a qualche poveraccio, chi lo sa? Magari avrebbe detto che i 2700 biglietti sarebbero dovuti andare in sorteggio ai disperati di Napoli-Parma – quel Napoli Parma – o ai fiduciosi di Napoli-Cittadella o ai risorti di Juve-Napoli, quelli che son stati sepolti li’ sotto due goal e risorti dopo altri tre, oppure li avrebbe donati a 2700 guaglioni dei bassi o di Scampia che solo quello hanno visto finora, e i suoi goal solo nelle parole dei padri e dei nonni, che anche loro han diritto alla gioia e all’idea che un mondo diverso esista.
Francamente non lo so, magari glielo si potrebbe pure chiedere, pero’ son sicuro che qualcosa avrebbe detto.
Sarebbe arrivato in conferenza stampa e se ne sarebbe uscito con una di quelle metafore meravigliose come la Mano de Dios, oppure non le avrebbe mandate a dire e avrebbe chiamato a rapporto tutti: società, squadra e città.
Invece il nostro Napoli, l’attuale Napoli e’ afono. Del resto chi potrebbe parlare? DeLaurentis corresponsabile delle stesse decisioni su cui discutiamo? Mazzarri intento solo ad oliare gli ingranaggi del suo meccanismo perfetto? Lavezzi, cosi’ introverso che persino il suo soprannome Pocho e’ più adatto a essere pronunciato nell’intimità che nel rimbombo degli stadi? Cavani, uno che pare parli solo con Dio quando segna, e per fortuna nostra almeno ha da dirgli parecchie cose? Hamsik che gia’ a 5 anni sapeva cosa dire, e cosa fare, l’apoteosi del politically correct, mai una parola sbavata, mai una virgola fuori posto, uno che fa apparire normale anche la sua capigliatura?
Ecco, in questo deserto mi manca la sua voce
pubblicato su  il Napolista