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La storia che ti passa accanto


Di Antonio Ereditato ho un ricordo curioso. Era il 1992 e io cominciavo a pensare alla tesi – particelle elementari,  oscillazioni di neutrino – e Ereditato era da poco giunto nel gruppo che lavorava sulle particelle elementari, nella sezione INFN. Io mi ero gia’ indirizzato all’esperimento che la sezione aveva al Gran Sasso, Macro, mentre lui gravitava intorno al gruppo che lavorava al CERN.  Insomma ci eravamo incrociati qualche volta, buongiorno/buonasera ma nulla piu’. Io l’avevo classificato sotto la voce “giovani rampanti”, era quasi l’unico che girava in giacca e cravatta in un ambiente molto informale come puo’ essere quello di un Dipartimento di Fisica e insomma era uno che stava li’, come tanti altri.

All’epoca il Dipartimento di Fisica a Napoli si trovava alla Mostra d’Oltremare, vicino ad Edenlandia e di fronte allo Zoo. Location quanto meno adatta visto che lo frequentavano alcuni elementi che non avrebbero sfigurato da nessuna delle due parti. Per giungere ai padiglioni degli sperimentali poi si doveva passare sotto un bosco di pini marittimi e in primavera c’era il rischio di prendersi qualche pigna in testa, letteralmente, pero’ c’era il profumo di resina, e gli aghi di pino e insomma era quanto piu’ simile avessimo a un campus americano. Un posto tranquillo, con un certo fascino decadente, perche’ le strutture erano quelle che erano.

Insomma c’erano state le elezioni del 92, quelle in cui per la prima volta si presento’ il PDS. Io all’epoca gia’ mi occupavo di politica, la cosa si sapeva e cosi’ quando quel giorno Ereditato mi incoccio’ all’inizio del vialetto che portava al padiglione degli sperimentali mi chiese a bruciapelo il risultato del PDS e io gli risposi il 16/17% e lui commento con un “Bene!” visibilmente soddisfatto. L’episodio mi confermo’ nell’idea che avevo su di lui e i nostri rapporti alla fine  si esaurirono in questo curioso episodio che chissa’ perche’ mi porto dentro.

Io non so se i risultati di Opera, di cui Ereditato e’ lo spokesman, verranno confermati da altri esperimenti e se veramente porteranno a un superamento della relativita’ einsteiniana. Ho gia’ letto un paio di commenti che valutano opzioni che salverebbero capra e cavoli, e comunque prima di superare la relatività dovremmo avere una teoria pronta per soppiantarla, e non mi pare si sia in queste condizioni, a parte qualche vaga speculazione.

Pero’ insomma l’idea che la storia mi sia passata accanto, l’averla sfiorata senza averla afferrata mi ha messo un po’ di magone e ieri sera a mezzanotte sono andato a scartabellare nelle reliquie dell’università’, ovviamente non trovando ne’ la tesi ne’ il mio unico articolo pubblicato su una rivista scientifica.

Stamattina mi son connesso e sono andato a curiosare nella collaborazione di Opera e vi ho trovato qualche nome che conoscevo, poi alla fine ho trovato l’abstract del mio articolo, e no, purtroppo non ho cofirmato nessun articolo con un futuribile Premio Nobel.

Nel caso mi dovro’ accontentare di un grado 2.

La musica di Pitagora


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Galileo Galilei cosi’ scrive nel gennaio del 1611 a Giuliano dei Medici, a proposito delle fasi di Venere
[…] Venere necessariisimamente si volge attorno al Sole, come anco Mercurio et tutti li altri pianeti, cosa ben creduta da i Pittagorici, Copernico, Kepler et me

Basta questo per rendersi conto dell’influenza di Pitagora sulla nostra cultura, sulla nostra scienza. La sua folgorante intuizione che sia possibile descrivere oggettivamente il mondo tramite i numeri, ci arriva tramite la lezione di Platone e grazie a lui tramite una lunghissima catena di filosofi e naturalisti di cui Galilei e’ uno dei tanti, sebbene forse il piu’ illustre.

Le tre idee alla base del pitagorismo – un mondo descritto dal numero, l’unita’ di fondo del mondo medesimo , e la metempsicosi- le prime due sono alla base del mondo moderno, mentre la terza ancora aleggia nel nostro immaginario esoterico. Persino le sue suggestioni, come l’armonia delle sfere impregnano ancora l’immaginario scientifico moderno, alla ricerca di una Teoria del Tutto e capace di titolare riviste scientifiche con  “La colonna sonora dell’Universo”.
Eppure del filosofo di Samo sappiamo ben poco, e quel che sappiamo e’ frutto di notizie di  seconda o terza mano, a opera di suoi discepoli, veri o autonominatisi tali. L’autrice tenta quindi di ricomporre la figura di Pitagora tramite questi frammenti, che giungono fino ai giorni d’oggi, e, a mio parere, ci riesce parzialmente.
Tuttavia il testo vale un’accurata lettura perche’ gli spunti di riflessione sono tanti e profondi e alcune connessioni inattese.