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Vacuità del federalismo


E’ impressionate vedere la disarmante facilita’ con cui in questo paese si e’ passati nel giro di un anno da un governo con dentro un Ministero per le Riforme per il Federalismo a un Ministero per la Coesione Territoriale, alla proposta di abolizione delle province, a quella di accorpamento delle Regioni, alla proposta di rivedere l’articolo V della Costituzione. Tutta roba che 12 mesi fa avrebbe scatenato crisi isteriche nei leghisti e qualche tonnellata di unitili articolesse sui giornali.

Lo dico per sottolineare la vacuità del dibattito federalista in Italia, la seconda enorme bolla politico-mediatica  dopo il “partito liberale di massa” degli ultimi 20 anni.

Del resto il federalismo in salsa italo-leghista si era immediatamente incanalato non certo sulla divisione delle funzioni – io ente locale spendo, tu stato centrale controlli – che avrebbe avuto un minimo di senso bensì in una moltiplicazione di centralismi locali che si sono risolti “noi famo un po’ come cazzo ci pare”, dal quale derivano i ripetuti scandali nella sanità, dalla Puglia alla Lombardia culminati con un lenone che portava belle ragazze a Palazzo Chigi per darle in pasto a al Premier e con le vacanze a sbafo ai governatori regionali, lo scandalo dei soldi ai gruppi consiliari regionali, con relativi munifiche indennità, a l’ultima beffa nella riscossione tributi.

Del resto quando una azienda vuole fare economia centralizza le funzioni e riduce i centri di spesa, noi in  20 anni abbiamo fatto giusto l’opposto.

Il tutto nella vaga speranza che la sinistra si ricordi come e’ nata, cioe’ dalla Rivoluzione Francese che elimino’ i localismi feudali, unifico’ leggi e unita’ di misura per puntare all’eguaglianza, se non economica, almeno politica di tutti i cittadini.

Sarebbe il caso di ricordarselo ogni tanto.

La scalata di Renzi nei Social Network


Riprendo dal’ottimo Vincos due grafici che ben mostrano l’ascesa di Matteo Renzi nell’empireo dei Social network. Particolarmente impressionante la performance del sindaco di Firenze su Twitter, dove va meglio persino di Grillo.  Puo’ darsi che essendo Twitter  una piattaforma relativamente più nuova di Facebook risenta meno della presenza “storica” sul mezzo. Stranamente(?) non vedo Civati in classifica nonostante il suo blog sia quello più seguito in Italia, anche più di DiPietro che pure appare nella classifica di Vincos