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Per un (abbozzo di) critica razionale della politica


Sulla scia della lezione di Lakatos sulla metodologia nella ricerca scientifica, vorrei provare ad abbozzare una teoria critica razionale della politica.

Cosa dice Lakatos? Egli afferma che la storia della scienza puo’ essere interpretata come una competizione costante tra differenti programmi di ricerca, al cui interno troviamo diverse formulazioni della teoria.

I programmi vanno avanti se hanno una euristica positiva, cioè se riescono a predire nuovi fatti che vengono verificati  con successo. Se non predicono fatti nuovi, o se spiegano fatti nuovi con ipotesi ad hoc diventano regressivi e -alla lunga – se non riprendono slancio con nuove formulazioni della teoria, vengono sconfitti dai programmi progressivi.

Su questi presupposti, credo che si possa tentare un parallelo con la politica.

Innanzitutto, ad alto livello, la politica e’ scontro tra diverse teorie: liberalismo, socialismo, ambientalismo, ecc.

Ognuna di queste teorie si sostanzia in un programma – una serie di programmi  per essere precisi – che prova a dare una risposta ai problemi della societa’.

Nella societa’ esistono diversi attori: il corpo elettorale, i poteri economici, i sindacati, l’esercito, la criminalità organizzata e cosi’ via. Nelle democrazie l’attore principale sono gli elettori, nelle dittature, il potere militare. In mezzo, con peso differente, tutti gli altri.

Definirò  un programma che mira ad estendere i diritti e gli interessi, materiali e non, di una parte degli attori sociali “teoricamente progressivo” rispetto a questi attori.

Il programma politico sara’ “empiricamente progressivo” se estende effettivamente questi diritti e interessi.

Un programma che sia sia teoricamente che empiricamente progressivo, sara’ un programma politico progressivo tout court. In tutti gli altri casi sara’ invece regressivo.

Per intendersi, un programma politico che mira a diminuire le tasse per un certo ceto sociale  e’ teoricamente progressivo nei confronti di tale ceto. Se pero’ il taglio delle tasse non viene realizzato, il programma diventa regressivo.

Ovviamente i programmi progressivi lo devono essere rispetto alla maggioranza degli attori sociali: un programma anche audacemente progressivo nei confronti di una minoranza, e mirante per esempio ad estenderne i diritti linguistici, sara’ sempre perdente, almeno che non si inglobi in un altro più ampio.

Inoltre nella fase iniziale dei programmi progressivi sono consentite sia anomalie, cioè incapacità di risolvere problemi, sia incoerenza, cioè risoluzioni di problemi aldifuori del paradigma politico del programma, in breve, per esempio, soluzioni liberiste nell’ambito di un programma socialdemocratico.

Ovviamente la transizione tra i due programmi politici in competizione non sara’ mai immediata anche a causa di fattori irrazionali, in primis propaganda e capacita’ di accesso ai canali di comunicazione da parte dei due programmi. In particolare un programma regressivo, specie se al potere, può nascondere facilmente il suo stato anche a fronte di programmi non compiutamente progressivi, ricorrendo sia a soluzioni ad hoc, aldifuori del suo paradigma, sia a soluzioni meta-politiche, cioè propaganda o altro.

Anche nel caso in cui siano a fronteggiarsi due programmi teoricamente progressivi saranno i fattori irrazionali a decidere la contesa tra di loro.

La mia idea di fondo e’ che

a) un programma politico regressivo al potere, sia in senso di mancata esecuzione delle promesse sia in senso di effettiva restrizione dei diritti degli attori sociali, possa essere battuto solo da un programma progressivo, almeno in senso teorico.

b) Qualora si fronteggino due programmi regressivi vincerà quello con maggior/miglior accesso ai canali di comunicazione e con la propaganda più efficace.

c) un programma politico progressivo al potere non possa essere battuto da alcun altro tipo di programma, sia pure esso teoricamente progressivo rispetto ai medesimi attori sociali e dotato maggior/miglior accesso ai canali di comunicazione e propagandato in maniera piu’ efficace.

Giusto per fare qualche esempio: il programma politico berlusconiano  e’ stato teoricamente progressivo rispetto ai ceti sociali emergenti italiani fino al 2001, poi e’ entrato in una lunga fase regressiva da cui non e’ uscito senza che pero’ gli avversari ne abbiano approfittato più di tanto, incapaci di costruire un programma politico effettivamente progressivo rispetto ai ceti sociali che si prefiggevano di rappresentare, e non solo teoricamente come nel 2006. Il  suo carattere regressivo e’ stato pero’ ampiamente mascherato dall’uso spregiudicato di comunicazione e media.

L’analisi critica si potrebbe estendere anche ai singoli problemi:

– la proposta di eliminare e/o congelare le primarie del PD e’ regressiva perché riduce i diritti degli elettori, e quindi perdente.

– Sul referendum Fiat la posizione della Fiom e’ perdente perché anch’essa regressiva, in quanto puramente difensiva dei diritti esistenti. Anche la posizione di Marchionne lo e’, perché attacca gli interessi dei lavoratori. Tuttavia fronteggiandosi due proposte regressive la vittoria sara’ decisa da fattori extra-politici, quelli economici, in cui la forza della Fiat e’ preponderante e quelli prettamente irrazionali,e l’atmosfera fine-del-mondo in cui si va al voto.

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Pubblicato il 12 gennaio 2011, in Politica con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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