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I persuasori occulti


“I persuasori occulti” e’ il classico libro perennemente citato e (quasi) mai letto.
E’ un saggio giornalistico, scritto a meta’ anni 50 da Vance Packard, sulle tecniche psicologiche utilizzate in pubblicita’ (ma non solo) per usare i nostri piu’ reconditi istinti allo scopo di farci comprare questo o quel prodotto, tecniche che ben presto sono tracimate dal campo della pubblicita’ a quello della costruzione del consenso.

Alcune di queste tecniche sono ovviamente obsolete, sostituite da altre piu’ raffinate, altre son state messe fuorilegge, comunque, superato il simpatico spaesamento di leggere nomi di persone e di societa’ che ben figurerebbero in qualche libro di fantascienza di serie B, la lettura si fa a tratti inquietante, ma a tratti perfino divertente e in quale periodo perfino tenera, perche’ molte delle tecniche descritte sono ben note ad ogni esperto lettore/consumatore, mentre altre svelano aspetti ridicoli delle nostre personalita’.

C’e’ pero’ un aspetto che e’ terribilmente attuale in questa Italia di inizio millennio.
Gia’ nelle pagini iniziali il concetto e’ chiaro

Il presidente nazionale di un partito politico rivelo’ la propria conversione ai criteri della pubblicita’ commerciale
alllorche’ [..] defini’ i suoi candidati prodotti da vendere

Ma e’ al capitolo XVII, intitolato “Pubblicita’ e Politica” che le cose si fanno interessanti

Ecco cosa si dice riguardo agli indecisi dei sondaggi

pg 173

“Durante la campagna elettorale del 1952 la sua agenzia condusse un’inchiesta tra gli elettori che rispondono ‘non so’ servendosi […] degli stessi test di proiezione usati per individuare possibili affinita’ tra l’immagine di un prodotto e il consumatore. Dopo l’elezione l’agenzia’ intervisto’ le persone che erano state interrogate […] e scopri’ che il 97% aveva votato proprio come le risultanze dell’indagine avevano lasciato prevedere. Un portavoce dell’agenzia disse che l’elettore incerto non e’ affatto il cittadino lucido e ‘indipendente’ che spesso si ritiene che sia. Al contrario, egli ‘prende la sua decisione per ragioni spesso futilissime,
quali ad esempio l’antipatia per la moglie di un candidato’ “

Volete sapere qual’e’ il Presidente perfetto? Basta leggere a pg 174

Burdick traccio’, ‘sulla rivista This week’ uno schizzo del perfetto presidente “un uomo capace di grande calore umano, e di ispirare fiducia, piu’ che ammirazione; ne’ deve essere tanto sublime da apparire inverosimile. Deve “essere stato qualcuno” in un campo estraneo alla politica, e deve avere un genuino senso dell’umorismo. Le sue prese di posizione su problemi politici contano relativamente poco…”

Vi ricorda qualcuno?

A pg 180 si tratta della calunnia e del suo uso in politica

La tecnica di Chutiner si basava sulla presentazione al pubblico di due immagini: il buono (il suo candidato) e il cattivo (l’avversario)”

anche qui, non vi suona un campanello in testa? E prosegue

“Uno degli argomenti da lui trattati […] fu l’impiego della calunnia e la difesa contro di essa […] Spiego’ poi
come si possa creare la parvenza dell’unanimita’ nel pubblico, e conquistare il favore popolare simulando abilmente la sincerita’”

Sembra quasi il palinsesto di Porta a Porta, no?

Due righe piu’ sotto

“Richard H. Rovere […] scrive […]: “Richard Nixon sembra essere un uomo politico che tratta il proprio lavoro con l’occhio
del tecnico pubblicitario. I programmi politici sono prodotti da vendere al pubblico – oggi questo, domani quell’altro
a seconda dell’andamento del mercato. egli passa dall’intervento in Indocina al non-intervento, con la stessa facilita’ e spregiudicatezza
con le quali il redattore pubblicitario mette il suo talento al servizio delle Chesterfield abbandonando le Camel”

Se non altro Nixon fini’ impelagato nel Watergate, ma qualcuno si ricorda, ad esempio quante volte il B. ha cambiato idea sul sistema elettorale?

Pag 182

“Il tecnico pubblicitario Rosser Reeves […] illustro’ la propria strategia nei seguenti termini: ‘Io considero l’elettore che nella cabina, esita tra due contrassegni , alla stessa stregua di un uomo che in una drogheria esita tra due marche di dentifricio. La marca che gli e’ rimasta maggiormente impressa in mente sara’ quella prescelta”

Dieci righe piu’ sotto invece si descrive la “discesa in campo” del B. nel 1994

“I repubblicani erano convinti che una conferenza politica di mezz’ora, tenuta in concorrenza con le trasmissioni di successo, non avrebbe attratto molto pubblico. […] era quindi necessario ricorrere a inserti lampo di 5 minuti [..] Gli strateghi repubblicani studiando la migliore collocazione di questi inserti, adottarono un’idea che parve loro straordinariamente intelligente: avrebbero comprato gli ultimi 5 minuti delle principali trasmissioni di varieta’ ”

Infine pag 183, come si organizzano le elezioni locali

“Il presidente potrebbe, ad esempio, invitare i piu’ importanti candidati dei vari stati a sedere accanto a lui a Washington mentre egli parla al pubblico televisivo, e infine raccomandarne il nome agli elettori”

E’ evidente che in Abruzzo e in Sardegna abbiamo assistito a una versione estremizzata di questa strategia, essendo stato il B. ad andare a “vendere” direttamente in loco i suoi due candidati-prodotti

Riassumendo, in tutta evidenza, il B. in questi 15 anni ha applicato alla perfezione queste metodologie, peraltro vecchie di 50 anni ma mai pienamente applicate in Italia, con una potenza di fuoco mediatica che in USA se la sognano.

La domanda da farsi e’ dunque: come mai con tutte queste conoscenze di marketing, a fronte di avversari assolutamente impreparati, con una tale potenza di fuoco, il B. non ha vinto tutte le elezioni degli ultimi 15 anni?

Il punto e’, a mio parere, che aldila’ dell’aura vagamente misteriosa e minacciosa dei persuasori occulti, l’input che viene dal marketing politico non e’ il solo fattore che determina le scelte politiche delle persone. E questo sia perche’ i telespettatori elettori sono molto piu’ scafati di quanto gli esperti del settore vogliano farci credere, sia perche’ il marketing non e’ una scienza esatta, anzi tutt’altro, sia perche’ entrano in ballo altri fattori.

E uno dei fattori piu’ importanti, a mio avviso, e’ il governo locale, la conoscenza fisica degli amministratori locali, specie nei piccoli/medi centri, che gioca un fattore importante nella scelta del voto.

Si vota chi si conosce, si vota chi ci da’ fiducia.

la degenerazione di questo modello e’ ovviamente il clientelismo ma non e’ un caso, a mio parere, che il punto piu’ negativo nella storia elettorale del centrosinistra sia coinciso con la fine, in alcuni casi drammatica della “stagione dei sindaci” che ebbe inizio assieme all’ascesa del B. nel biennio 92-94

Rotto il legame con il territorio, inteso come buona amministrazione del medesimo, non ci sono piu’ argini all’ascesa elettorale del B.

Per questo, per le sorti del PD, e’ ben piu’ importante il risultato delle amministrative di giugno che quello
della competizione europea.

Perche’, se riesce a tenere sul territorio, ha una base da cui ripartire, indipendentemente dal punto percentuale in piu’ o in meno che otterra’ alle Europee.

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Pubblicato il 8 maggio 2009, in Partito Democratico, Politica, società, Uncategorized con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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