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Gomorra civile


Ieri son stato a Mantova al Festival della letteratura. Avrei voluto seguire l’intervento di Roberto Saviano, ma era la sera tardi e quindi ho dovuto rinunciare per ritornare a Milano a un orario decente per i miei pargoli.

Quest’estate, dopo due anni passati a girarci intorno, m’ero finalmente deciso a leggere Gomorra. C’ho messo un sacco di tempo a decidermi, perche’ sapevo che era un libro che mi avrebbe fatto male, molto male, come poi e’ stato.

Comunque alla fine ho raccolto il coraggio e l’ho letto.

E’ molte cose questo libro. In primis e’ un pugno nello stomaco bello forte, che colpisce dove fa molto male. Poi e’ un manuale di liberismo applicato, i suoi capitoli sono degli ottimi case study da studiare direttamente alla Bocconi. Infine spazza via tutti i luoghi comuni sui napoletani e i meridionali in genere e infine disvela il rapporto simbiotico fra il nord e il sud di questo paese.

Il giudizio sulla connivente borghesia campana sebbene non sia esplicito e’ comunque chiaro e devastante.

Leggo poi oggi su Repubblica lo sfogo del povero Roberto

Ho il sogno di una casa. Ma a Napoli l’ho cercata in via Luca Giordano, via Solimena, via Cimarosa. Niente. A Posillipo hanno chiesto un appartamento per me i carabinieri. Avevano risposto sì. Quando hanno visto che ero io, hanno detto: l’abbiamo affittata un’ora fa”.

E mi vien da pensare che la borghesia napoletana fa cagare, ha fatto sempre cagare dal 1799 e probabilmente farà sempre cagare in saecula saeculorum, a meno di un miracolo di San Gennaro